venerdì 9 marzo 2018

Fuori dalla fabbrica, fuori dall'inferno ( Lettera di un disadattato moderno)

Risultati immagini per fabbrica depressione

Tempo fa ho ricevuto questa bellissima lettera da un ragazzo di 27 anni che preferisce rimanere anonimo. Nel titolo ho voluto usare il termine "disadattato moderno", per evidenziare in modo ironico come oggi vengono soprannominati tutti quelli che trovano insensato e profondamente sbagliato questo modo di vivere:




"La giornata finalmente è finita, e tiro un respiro di sollievo mentre percorro l'interminabile corridoio di questa maledetta fabbrica per raggiungere lo spogliatoio, dove, con grande sollievo raccoglierò le mie cose e terrò sulla mia mano destra la chiave della macchina per portarmi in fretta, o quasi, a casa. Via di qui e alla svelta !



Immagine correlata
Fuori il sole sta già tramontando ma non sono dell'umore giusto per ammirarlo, gli uccellini cantando sui rami degli alberi sembrano quasi prendersi gioco di me e di tutti noi, forse si stanno chiedendo come mai ogni giorno scegliamo di rinchiuderci in quella gabbia di cemento per 8 interminabili ore al giorno, entrando freschi come rose ed uscendo ogni volta stanchi morti.

Certo quelli uccellini mica devono fare i conti con l'affitto, i mutui, non devono andare al supermercato per fare la spesa, loro hanno sempre un sacco di tempo libero, ecco perché cantano tanto nonostante la costante minaccia di essere sbranati da un gatto che gli tende un agguato, ma infondo quel pericolo rappresenta tutto sommato una morte dignitosa se paragonato all'ebrezza del volare liberi e spensierati.

Mentre apro la macchina mi sento confuso, ho fame, ho sete, ho voglia di andare a casa e sdraiarmi sul divano, la stanchezza prevale in me e mi accompagnerà fino a cena.



Risultati immagini per chiuso in camera
La sera tutto si fa più tranquillo, ma so già che la notte faticherò a prender sonno nonostante sia stanco morto, i dottori parlano di ansia, ma si chiedono mai quest'ansia da dove nasce?

Nasce dal pensare che domani sarà un altro giorno uguale ad oggi e uguale a ieri, io quella sveglia non la sopporto, come non sopporto quel vestirmi di fretta per raggiungere la cucina altrettanto di fretta, per poi mangiare un boccone in fretta per avere il tempo appena sufficiente di raggiungere il bagno per fare i miei sacrosanti bisogna ancora una volta di fretta!




Ansia, ansia, ansia !!!





Ansia che solo chi come me odia questo stupido modo di vivere può comprendere, perché parlano facile quelli che si sono adattati a tutto questo a dire che il nostro problema è che non abbiamo voglia di lavorare, ma la verità è che non tutti nasciamo "adattabili", ci sono persone come me che hanno bisogno di stimoli per fare le cose, non solo di ordini!


Risultati immagini per adattatiNo, non sono capace di adattarmi a questo stile di vita e mai lo farò, trovo e troverò sempre orribile costringere gli esseri umani a passare intere giornate in fabbrica o altrove per poter continuare ad esistere, ma gli adattati privi di fantasia, privi di sogni, privi di ispirazioni, privi di un briciolo di poesia nei confronti della vita non possono capire la sofferenza quotidiana che provano tutti quelli come me a dover svolgere un lavoro che non piace.

Gli adattabili non sanno cosa significa la tortura delle ore che non passano mai, non sanno cosa significa il nodo alla gola all'inizio turno, non sanno cosa significano quelle maledette notti insonni o quel profondo senso di malinconia che si prova la domenica sera prima di ricominciare da capo la settimana, non sanno cosa significa sentirsi sempre stanchi morti perché ci si sente costretti a fare ciò che non piace.

E non basta un caffè per renderci attivi, perché quando si è stufi dentro si diventa apatici verso il mondo, ma io non voglio anestetizzare la mia sofferenza mentale a suon di psicofarmaci.



Risultati immagini per odiare il lavoroNessuno in realtà si preoccupa di chi odia lavorare, ma io non chiedo di non fare niente tutto il giorno, non chiedo di fare il mantenuto a vita, chiedo solo mi sia data la possibilità di fare un lavoro che mi piace, che mi stimoli ad andare avanti e se questo non è possibile vorrei solo lavorare meno, due, tre giorni la settimana al massimo o in alternativa cinque mattine la settimana, accetterò il fatto di guadagnare meno dei miei coetanei, accetterò il fatto di dover rinunciare a tante cose materiali, tirerò la cinghia pure sul mangiare se questo sarà necessario, ma voglio lavorare meno e godermi di più la vita, non chiedo grandi cose, solo il mio tempo e il diritto di spenderlo come voglio, anche se questo significa passare le mie ore a fissare l'infinito fuori dalla finestra.

Se non otterrò questo, se non otterremo questo, allora vorrà dire che questa società è profondamente malvagia ed io in un mondo simile mai e poi mai metterò al mondo un nuovo schiavo, destinato, magari come me, a detestare questa splendida vita per via di un lavoro che, come una zecca, succhia via tutte le energie giorno dopo giorno, portandoti ad odiare quel che è il dono più prezioso...

Si, sono uno svogliato, uno scansafatiche, sono uno che ama perdere tempo come dite voi, ma ho anche io il diritto di vivere."


Immagine correlata





8 commenti:

  1. Condivido questa lettera parola per parola. Felice di non essere il solo a pensarla così.

    RispondiElimina
  2. quante volte in questi 20 anni di lavoro ho provato le stesse identiche cose invece io un figlio lo ho fatto e lo stato gli sta rubando anche il futuro....io spero ché la sua anima invece sia forte e non addomesticabile e che l.unico dovere a cui debba pensare sia quello di essere felice e libero nella testa.

    RispondiElimina
  3. Tutto vero, ma c'è un però, allo schiavo italico piace essere masochista, ma perchè cazzo non vi ribellate mai a niente????????

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ti sei risposto da solo. l'italiano è servo meschino ruffiano e doppiogiochista di natura. ti ricordo Dante "ahi serva italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di paese ma bordello.

      Elimina
  4. Gli uccellini sono liberi e felici perche' hanno bisogno di veramente poche risorse per vivere: per nutrirsi bastano a loro poche briciole di pane e qualche nocciolo di un frutto, si dissetano con acqua piovana e gocce di rugiada, si lavano nei ruscelli e per dormire trovano riparo ovunque: nei nidi indisturbati, nei cespugli d'alberi e in qualche cunicolo sotterraneo. L'unica preoccupazione per loro e' difendersi dai cacciatori e dalle lepri, ecco perche' cantano di gioia.

    Se l'uomo vivesse in cattivita' come gli animali non sopravviverebbe piu' di un mese. Per sfamarsi avrebbe bisogno di raccogliere frutta e verdura dai campi per poi essere aggredito e sbranato dai proprietari del terreno e per l'accesso all'acqua potabile dovrebbe fare chilometri di strada. Sarebbe costretto a dormire all'aperto senza alcun riparo e col gelo morirebbe di stenti. Se provasse anche solo a costruirsi una dimora verrebbe subito ricercato dalla Guardia di Finanza e sonoramente tassato oltre che accusato di abusivismo.

    Ed ecco che per sopravvivere l'uomo e' costretto ad adeguarsi al sistema dominato dallo sporco Dio denaro senza il quale significherebbe la strada e la morte. E per spirito di sopravvivenza molti preferiscono rinunciare alla propria liberta' scegliendo di essere comandati dentro quattro fredde mura. L'uomo si valuta migliore degli animali per il fatto di avere l'intelligenza, ma se l'intelligenza mi porta alla schiavitu' e al non vivere a questo punto preferisco rinascere nel corpo di un canarino, libero e spensierato che si gode la vita senza costrizioni di alcun genere.

    RispondiElimina
  5. Condivido in pieno il commento di Maurizio, e aggiungo che l'essere "umano" è la peggior invenzione mai partorita. Si parla tanto di alieni, ma chi c'è di più alieno di noi umanoidi? Abbiamo bisogno di adattare l'ambiente alle nostre esigenze, distruggendolo, al contrario degli animali che si adattano perfettamente all'habitat in cui sono capitati. Non campiamo senza un tetto sulla testa, senza coprirci d'inverno, senza bere per più di qualche giorno, senza mangiare per più di qualche settimana, insomma facciamo schifo su tutto, e in più non siamo capaci- e meno male che ci vantiamo di essere superiori agli animali- di immaginare un mondo fatto di libertà e bellezza, ecco perché gli animali li massacriamo: odiamo la loro esistenza libera, fatta di pura gioia di esistere, quindi dobbiamo punirli, sfogare la nostra rabbia su di loro.
    Mi fa schifo essere appartenente a questa specie, lo dico da vegana animalista e da anima incarnata in un corpo umano. Qui o sfasciamo completamente il sistema e torniamo umani a 360 gradi rispettando altre forme di vita e ribaltando completamente il nostro concetto di vita o è bene che ci estinguiamo quanto prima.

    RispondiElimina
  6. È proprio sbagliato il paradigma in partenza. Il paradigma secondo cui la "Non azione" il "Non Fare" sia da condanarre in partenza come se fosse un qualche cosa di non naturale.
    Ma il piacere del "Fare" può nascere solamente dalla possibilità di poter scegliere se fare o no una determinata cosa. Solo se un uomo è nella condizione di scegliere se agire o non agire potrà trarre piacere dalla sua scelta indipendentemente dal fatto che questa consista nel costruire una casa o contemplare le nuvole.

    RispondiElimina
  7. In una società normale si dovrebbe lavorare 4 ore al giorno per 3-4 giorni alla settimana fino al compimento dei 40 anni di età.
    In modo tale da:
    - avere tanto tempo libero durante la giornata da dedicare alle nostre passioni o a riposarci;
    - essere carichi quando riprenderemo a lavorare;
    - godersi la meritata pensione quando si è ancora giovani per godersi il mondo.

    Invece, la plebe, deve lavorare 8-10 ore al giorno 5 giorni su 7 bene che vada; per poi andare in pensione a 67 anni età quando l'unica cosa che puó "godersi" sono gli acciacchi della vecchiaia.

    RispondiElimina