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giovedì 3 dicembre 2020

Il Trionfo del Nulla che avanza..




Questo periodo storico, che possiamo sintetizzare in "Era Covid" ci sta mettendo di fronte ad un bivio di portanza storica: continuare ad essere Umani o diventare delle macchine apatiche prive di qualsiasi scopo se non quello di accumulare merci.


Sia chiaro, non che fino a ieri la nostra Umanità abbia brillato di saggezza e sentimenti, ma in questi ultimi mesi, grazie anche al terrorismo mediatico quotidiano, abbiamo spesso assistito al peggio del peggio in una società che si ostina a definirsi civile ma che civile non è.




Se da un lato abbiamo assistito all'inquietante spettacolo del Potere. che per preservare ad ogni costo la nostra salute, ha utilizzato elicotteri (pagati con i nostri soldi) per inseguire degli innocui passeggiatori solitari sulla spiaggia, droni per spiare i "trasgressori" che approfittavano del Sole per uscire, invece che starsene rinchiusi come tutti gli altri in casa, incollati davanti a quel maledetto televisore spargi ansia, e un indecente pioggia di multe della media di 400 euro ai cittadini senza mascherina e che non rispettavano il coprifuoco, allo stesso tempo abbiamo visto il lato malvagio del comune cittadino, che ha approfittato dell'aria inquisitoria sanitaria per spiare e denunciare i propri vicini di casa trasgressori, i ragazzi che si incontravano nei boschi o gli amanti che si baciavano in pubblico.


Tutto questo in pochi mesi, tutto questo mentre decreti discutibili hanno portato al fallimento centinaia di attività commerciali e al suicidio numerose persone vittime di improvvisa povertà o depressione causata dall'isolamento imposto..


Orbene, cosa ci attende ancora?


Tutti si guardano con sospetto, il nemico dell'essere umano è diventato l'essere umano stesso, per la prima volta nella Storia gli asintomatici sono diventati un pericolo, le persone sane hanno cessato di esistere, tutti sono dei potenziali "pericoli".


Odiare è tollerato, amare anche no, lo sanno bene i nostri vecchi soli e abbandonati negli ospedali e nelle case di riposo, a cui ci hanno vietato di vederli, di confortarli e di assisterli.


L'affetto umano è diventato il "nemico".




Ma questi vecchi muoiono così 2 volte, l'una per la vecchiaia e le patologie che avevano addosso, l'altra per il crepacuore nel vedersi privati dell'affetto che poteva tenerli ancora in vita..



Ma se affetto, amore, amicizia, sono tutte cose velatamente "vietate", allo stesso tempo lo Shopping viene incoraggiato, e lo sanno bene le Multinazionali come Amazon che in questi mesi stanno crescendo ed espandendosi a vista d'occhio.



Ma cosa credevi? 

Vivi in un Sistema Capitalista, dove il Denaro ne è il cuore pulsante e come ben sappiamo, psicologicamente parlando, la mancanza d'affetto porta a spendere di più, ad acquistare di più, per colmare il vuoto interiore..


Ecco il Trionfo del Nulla che avanza, e mentre quasi tutti hanno paura di morire e del Virus, io ho paura nel vivere in una società sempre più disumana, sempre più fredda, sempre più virtuale, dove noi stessi finiamo per trattarci alla pari della merce che produciamo e acquistiamo.


All'infuori della Notte e del Sogno, dove ancora siamo liberi (fino a quando non decideranno di controllare pure quelli), non ci restano che i luoghi di produzione per socializzare, ma anche qui il tempo concessoci è di 10 minuti in 8 ore di noia e fatica.


No, non è questo il Mondo che voglio, e infondo non lo vuoi neanche Tu, allora invece che pensare a come abbellire la tua Gabbia con acquisti inutile, pensa a come uscirne.

mercoledì 14 ottobre 2020

Vi lamentate della società? Ma la società siete anche voi!

 




Vi lamentate della società? Ma la società siete anche voi! 


Da qualche millennio la gente non fa altro che costruire questa società schifosa, servi e padroni, e se ne lamenta. ma, anziché cambiare se stessa, la gente prende i suoi figli e li addestra ad essere altra gente come lei, li addestra ad essere questa società schifosa, cioè li manda a scuola, dove gli insegnano a perpetuare questo genere di schifezza di cui si lamenteranno. 



Ma la scuola insegna una cosa ben peggiore

insegna a farsi adorare, insegna ai figli l'illusione secondo cui senza la scuola la società sarebbe schifosa. ma essendo la società già schifosa a causa della scuola addestrante, la gente vuole ancora più scuola, perché i figli imparino a costruire questa società schifosa, di cui si lamenteranno. il circolo non è solo vizioso, è pure mortale e fetido!


Vi lamentate della società? ma la società siete anche voi!


Di Cloud's Walden


mercoledì 15 luglio 2020

Coronavirus: come il lockdown ci ha dato più tempo per goderci la vita



Tom Hodgkinson afferma che il blocco ha avuto alcuni vantaggi.  Foto: Chris Floyd.

Tom Hodgkinson afferma che la costante pressione che avevano nella nostra routine lavorativa è sparita, lasciando più tempo per divertirsi senza fare nulla.

Di Tom Hodgkinson, editore di The Idler:




Per molte persone avere più tempo libero e nessuna pressione per uscire è stato un vantaggio inaspettato del blocco.

Tom Hodgkinson, direttore della rivista The Idler , afferma che un ritiro temporaneo dal trambusto del mondo potrebbe essere proprio ciò che il medico ha ordinato.

Quando è stato annunciato il blocco, molti di noi erano preoccupati.

Cosa faremmo senza i nostri amati pub, cinema, vacanze, ufficio, mini-break, viaggi in macchina per vedere parenti, scuola, partite di calcio, feste, cene, concerti, discorsi, serate genitori-insegnanti e tutte le altre attività che tenerci occupati? 
Saremmo sicuramente impazziti?

Bene, in effetti alcune persone si sono piuttosto godute questo periodo di prolungato periodo sabbatico. 
Ci ha dato molto tempo libero.


Ci lamentavamo tutti di essere troppo occupati - non ci sono abbastanza ore al giorno, gemeremmo..






Stare da soli in casa non è solitudine.. | BESTI.it - immagini ... 

Questo perché quella costante pressione che sentivano di fare le cose, di raggiungere, di competere, di rivolgersi a tutto, di avere un diario completo - è stata rimossa.














abbiamo riempito quelle ore abbastanza facilmente.

Gli introversi in particolare hanno riportato livelli crescenti di contentezza.


Ora, al contrario, è diventato tuo dovere patriot
tico non fare nulla.









E abbiamo riscoperto le cose semplici.

La gente è uscita nel giardino e ha coltivato piante. 
Stanno raggiungendo lavori fai-da-te in casa. Hanno letto romanzi. Cucinare il pane. Imparare le antiche arti dell'autosufficienza.

Ho anche scritto poesie (non ti preoccupare, non verrà mai pubblicato).

Ho anche trovato il tempo di iniziare a leggere Dickens e mi sono davvero divertito ad immergermi nel suo mondo esuberante. Non ho mai avuto tempo prima: quei romanzi sono lunghi.

E ho fatto un sacco di lavori - ho anche ripulito il cassetto della cucina l'altro giorno. Questo è stato sospeso su di me per anni.




CORONAVIRUS CHRONICLES: Diritto a Stare a Casa senza Depressione ...
Nella mia famiglia ci sono stati alcuni crolli familiari, ma nel complesso sento che ci stiamo conoscendo meglio.



Ho ringraziato il Signore per quella meravigliosa invenzione: la bicicletta. 

Abbiamo fatto lunghe passeggiate in bici per famiglie lungo il fiume nella zona ovest di Londra, dove vivo. 


Stare insieme tutto il giorno può portare a legami più forti.





Alcuni giorni sono appena passati a fare il vasaio, senza fare nulla. Perché dovremmo fare qualcosa in ogni momento, comunque? Cosa c'è che non va al minimo?

Non ho neanche speso soldi. 
È stata una vita più tranquilla, più contemplativa. 
Qualcosa come essere un monaco.



Potrei non voler essere un monaco per sempre, ma un ritiro temporaneo dal mondo frenetico di tutti i giorni potrebbe essere proprio quello che il medico ha ordinato.

Sospetto che molti di noi potrebbero guardare indietro a questo momento con un po 'di affetto, nonostante gli evidenti orrori.

Sono ben consapevole che milioni di persone soffrono di noia, solitudine e ansia, per non parlare della sensazione non familiare di non essere in grado di fare ciò che si desidera.

Mia madre e diversi vecchietti che conosco sono stati davvero depressi dalla loro perdita di libertà. E le statistiche indicano che i livelli di benessere sono sostanzialmente molto bassi.



E ovviamente i poveri soffrono 
molto peggio delle classi medie.



Ma forse il sabbatico che stiamo vivendo porterà a una maggiore resilienza in futuro. Forse emergeremo più forti dopo questa crisi e con un rinnovato apprezzamento dei semplici piaceri di non fare nulla in particolare.

giovedì 23 maggio 2019

Alla Tartaruga non piaceva lavorare

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Che impatto ha sulla nostra salute il fare un lavoro che proprio non ci piace? Molti certamente risponderebbero che non ci sappiamo adattare e che alla nostra età facevano 12 ore al giorno o avevano 3 lavori di fila da svolgere, ma il punto è, siamo tutti nati per lavorare?

La risposta ovviamente è NO.

Perfino in Natura abbiamo le formiche, degli insetti super laboriosi che non stanno mai fermi e fanno del lavoro la propria vita e poi abbiamo il bradipo, la tartaruga, l'elefante o la cicala...

Tutti esseri viventi dediti alla lentezza (non a casa la tartaruga è uno degli animali più longevi al mondo...), ma allora perché l'uomo dev'essere forzato a non seguire la propria natura?!


Risultati immagini per tesla nikolaAbbiamo paura che se abbassiamo le ore di lavoro o creiamo lavori piu soft, domani nessuno voglia più lavorare? Impossibile, ci sono uomini NATI per lavorare, come ci sono uomini NATI per diventare dei geni assoluti, vedi Nikola Tesla o Newton.
Questo per dirvi che gli esseri viventi hanno già in sé il germe di cosa saranno e di cosa diventeranno, proprio come un seme ha già in sé il potenziale albero nella quale potrà svilupparsi...

Non è certo l'educazione scolastica a fare di noi degli uomini realizzati, può servirci da supporto, può porci delle basi su cui partire, ma tutti il resto è già dentro di noi sotto forma di aspirazioni, sogni e ideali.



Risultati immagini per tartaruga si lascia morireOra prendi una tartaruga, mettigli un carico sulle spalle e mandala da un punto A ad un punto B per otto ore al giorno, questa sicuramente o muore di crepacuore poiché la Natura non l'ha programmata per faticare tutto il giorno o peggio si lascerà morire come si lasciano morire certi animali del circo stufi di vivere in gabbia....


Conosco persone che ad 80 anni ancora lavorano infaticabili e piene di energia, ma quell'energia da dove viene? Dal caffè? Dal buon vino? Dagli integratori? No...dalla voglia di fare.


Ma dobbiamo ammettere che quella voglia di fare non è distribuita in egual misura a tutti, in certe persone quella voglia si manifesta non appena gli si da qualcosa da fare, qualsiasi cosa da fare, anche spazzare un pavimento, grattare con fatica un mobile, portare avanti e indietro carriole cariche di legna. 


Perché? 




Risultati immagini per essere laboriosiPerché certe persone stando ferme si annoiano a morte e sono ben felici di sentirsi utili (ben venga!), ecco perché ci sono persone che si adattano a tutto, anche ad un qualsiasi lavoro purché si lavori, ma cosa accade quando al loro opposto troviamo le persone che non si sanno adattare?

A queste gli vien dato un lavoro e ben presto crollano emotivamente, vuoi per la troppa fatica, vuoi per la noia o la monotonia o vuoi per i colleghi antipatici, fatto sta che da un disagio inizialmente mentale si passa ben presto ad una vera e propria malattia fisica.








Quali sono i sintomi d'allarme?


1) Inizi a sbuffare costantemente.

2) L'idea di affrontare un altro giorno di lavoro ti rende negativo e scontroso.

3) Questo è quello più importante e da non sottovalutare mai.
Ti senti energicamente scarico e fisicamente stanco.

4) Ti senti nervoso e irritato a causa delle sensazioni spiacevoli che provi.


5) Ti senti preda di un loop in cui non vedi l'uscita, qui scatta la depressione con tutte le sue conseguenze.


Risultati immagini per malattia6) Solitamente segue la malattia fisica poiché il sistema immunitario ora indebolito da stati d'animo negativi, abbassa le sue difese e diventa vittima. 

Possiamo vedere questa fase anche come una risposta automatica al nostro stato d'animo, noi ci sentiamo negativi e vorremmo fermarci o non continuare quel lavoro che ci affligge, di tutto risposta il nostro corpo si "programma" per fermarci e darci una pausa attraverso una malattia che ci consenta finalmente di riposare.







Stupido? Sciocco? Può essere, ma quando andavamo a scuola non succedeva lo stesso? Spesso l'idea di voler restare a casa bastava per farci sentire davvero ammalati, o quando da giovani ci innamoravamo ma non venivano corrisposti, questo bastava a farci passare la voglia di mangiare, di uscire, in pratica di...vivere!



Risultati immagini per pensieri negativi L'energia che scorre nel nostro corpo è intimamente collegata alla voglia di vivere, se questa è ostacolata da cattivi pensieri o stati d'ansia, l'energia si ritira e noi ci sentiamo costantemente stanchi, apatici e con poca voglia di vivere, è il caso della coppia di cigni che, quando uno dei due muore, l'altro, anche se in perfetta salute, si lascia morire dal dispiacere!

Il lavoro occupa attualmente ben 12 ore della nostra giornata, perché oltre alle 8 ore di lavoro dobbiamo sommare il tempo che impieghiamo sotto stress nel tragitto casa-lavoro, il tempo per mangiare di fretta (maldigerendo il cibo stesso), il tempo per lavarci, vestirci e fare i nostri bisogni (sempre di fretta!).

Delle 12 ore che ci rimangono a disposizione togliamone 8 per dormire, ci restano solo 4 ore di tempo, ore nelle quali saremmo troppo stanchi anche solo per pensare... (sigh!)

Ora la nostra tartaruga come abbiamo detto odia lavorare, ma è costretta a farlo per sopravvivere, accetta così un lavoro che non fa proprio al suo caso, la tartaruga si trascina stanca ogni giorno, esegue di malavoglia i compiti assegnati, sbuffa, si annoia ed attende con ansia che arrivi sera per dormire...









Come possiamo definire il suo stato?


Io lo definire tortura psicologia sotto il ricatto del "se non lavori non mangi" e questo ben presto porterà la nostra tartaruga a:

1) Avere un esaurimento nervoso (che peserà sul sistema sanitario)

2) Svilupperà stati d'ansia.

3) Desidera morire.

Allora io mi chiedo com'è possibile che in una società che si definisce civile e sviluppata, noi costringiamo le persone a vivere in questo modo, oltretutto derise ed etichettate dal popolo-formica come "scansafatiche", "stacanovisti", "pigri" con poca voglia di lavorare.

Queste persone dovrebbero entrare nella testa della tartaruga per comprendere seriamente cosa si prova ad affrontare quegli oscuri stati d'animo! 

Qualcuno che vuole difendere la Tartaruga?

lunedì 29 aprile 2019

L'attività del cretino è molto più dannosa dell'ozio dell'intelligente

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PENSATECI, fa più danno un imprenditore titolare di una fabbrica inquinante e sovraproducente o un qualsiasi barbone che rovista tra la spazzatura?

Fa più danno una fabbrica che ogni giorno produce, consuma, inquina o una capanna in mezzo al bosco?

Eppure oggi, in questa realtà dominata da pazzi, è più facile beccarsi una denuncia per "edilizia abusiva" se si costruisce una capanna nel bosco che veder puntato il dito contro ad una fabbrica.

Siamo arrivati ad un tal punto di arroganza e ignoranza che vediamo i giovani picchiare e dar fuoco a dei barboni (è successo in Italia) perché considerati derelitti, scarti dell'umanità senza valore, mentre accettano passivamente una realtà fatta di precarietà, turni massacranti, cibo malsano, aria tossica e degrado.





"L'attività del cretino è molto più dannosa dell'ozio dell'intelligente", scriveva qualcuno su facebook, ed io, ispirato da tali parole ne ho fatto un articolo per farvi riflettere ed ispirarvi a vostra volta a portare un pò buon senso in questa civiltà decaduta e destinata presto a scomparire sotto il peso del proprio grave Karma.



Risultati immagini per aviditàL'attività del cretino è quella del pescatore che pesca più pesci di quanto basti a sfamare la propria famiglia, è quella del boscaiolo che taglia gli alberi per noia, o quella del ricco imbecille che pensa solo a come alleggerire il proprio conto in banca con acquisti futili, ma è anche quella della donna viziata che accumula scarpe e vestiti che userà solo una volta, prodotti ovviamente nel terzo mondo da bambine costrette a lavorare 12 ore al giorno per sedare la dipendenza da capricci di noi occidentali viziati e mai contenti.

L'attività del cretino tocca anche il plurilaureato economista, quello che parla di perdita economica quando sui monitor dei pc, la multinazionale plurimiliardaria per cui lavora quest'anno è andata in ribasso dello 0,006%...





Le attività del cretino sono davvero infiniti e varie, 
ma la causa è sempre la stessa: 

IL LAVORO.





Il lavoro che diventa psicosi mentale, la fabbrica che produce 20 milioni d'auto all'anno e che ne venderà meno della metà, producendo così inutile immondizia che dovrà essere smaltita e "riciclata" e porterà altra gente a lavorare per smaltirla.
Certo, tutto questo costruire e distruggere produce lavoro per le persone, ma non felicità.

Nel 1800 si produceva il necessario perché la tecnologia era ancora agli inizi, ma oggi, più di due secoli dopo, stiamo producendo il superfluo, e tutto questo lavorare oltre a crearci nevrosi collettive ci rende altamente cretini, tant'è che la gente ha perso quasi totalmente la voglia di pensare, di ragionare, di ascoltare.


Quel che ci serve oggi non sono nuovi posti di lavoro, nuovi abbonamenti, nuove tecnologie o connessioni più veloci, quel che ci serve è re-imparare ad oziare. Ozio intelligente appunto.





Risultati immagini per saggio cineseI saggi cinesi che sorseggiavano tè caldo mentre filosofeggiavano sul senso della vita, donandoci preziosi insegnamenti, splendide poesie e illuminanti pensieri, sono stati uno splendido esempio per tutta l'umanità.

Il loro prendere la vita con calma, portando a termine lentamente ogni faccenda domestica rievoca nelle nostre menti affannate rinfrescanti sensazioni di pace, nettare divino di beatitudine, di calmi pensieri, di lunghe meditazioni e del contemplare la vita giorno per giorno con la stessa emozione di quando si osserva il tramonto per la prima volta.



Risultati immagini per persecuzione monaci buddisti
Eppure questi saggi uomini, non solo cinesi, ma anche greci, italiani, giapponesi ecc ecc, sono sempre stati perseguitati e uccisi nel corso della storia, la loro presenza è sempre stata avvertita dal potere dominante come uno scomodo esempio che rischiava di portare i popoli lontani dalla vita frenetica, dal lavoro forzato e dagli intrattenimenti mondani dedicati appunto agli schiavi per distrarli, se questo fosse accaduto oggi avremmo un'umanità consapevole, amante della Natura e rispettosa di tutte le creature del mondo, questo non lo si poteva permettere e così la propaganda diffuse termine come: scansafatiche, parassita della società, vagabondo, fannullone, mantenuto.




Risultati immagini per conformismoCon questi termini si andò ad etichettare non solo i saggi che utilizzavano il proprio tempo non per produrre, ma per riflettere, anche tutte quelle persone comuni che semplicemente non gli andava di seguire la via forzata (scuola - lavoro- matrimonio - figli - pensione), per questi ultimi toccò la strada, il dormire sulle panchine e l'essere perseguitati peggio dei criminali.

Certo è che l'attività del cretino ad oggi ha prodotto bombe ed armi e le ha utilizzate su altre persone, mentre l'ozio dell'intelligente non ha mai ucciso neppure una mosca.

Allora perché tutto questo accanimento verso chi infondo è il vero salvatore del mondo? Colui che non crea problemi non ha neppure bisogno di pensare a risolverli. Perché tutto questo odio verso chi non vuole vivere la vita di tutti gli altri? 

Mentre la piccola Greta incontra politici viaggiando su treni e aerei inquinanti per dirci di salvare il pianeta, ci sono oziosi in tutto il globo che il mondo lo salvano ogni giorno grazie al loro "digiunare" dal consumismo e dai vizi del mondo.

Prendiamo esempio.





mercoledì 11 ottobre 2017

Quando i nostri giovani pensano al suicidio a causa di questa società malata

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Alcuni giorni fa ho ricevuto questa lettera da un giovane italiano che, stanco per come vanno le cose nel mondo oggi sta pensando seriamente al suicidio, e quando un giovane arriva al punto di pensare di togliersi la vita significa che siamo di fronte al totale fallimento della gestione di questa società che genera malcontento e che, letteralmente, toglie la voglia di vivere.

E questo il futuro che stiamo costruendo ai nostri giovani?

Un futuro che loro stessi odiano già?





Stefy mi scrive: 


"Riconosco come essere umano solo mia nonna, ma tutti gli altri escluso nessuno sono solo animali che lottano per sopravvivere.
E' da tempo ormai che non mi sento più al sicuro da nessuna parte, nemmeno in famiglia.

Per questo mi sono isolato in questi anni vivendo come un cazzo di Hikikomori, perchè non sopporto le pressioni della società.

Non ci sto dentro, mi scoppia il cervello. 
Ogni volta che esco di casa mi sembra di andare in guerra, costretto a guardarmi le spalle da tutti perchè da un momento all'altro può partire un attacco. 

Non sono pazzo, non sono uno schizofrenico paranoico come si potrebbe pensare. E' veramente difficile rendersi conto del livello di follia al quale si è giunti in quest'epoca moderna

E' questo il punto, io ho una sensibilità fuori dal comune e me ne rendo conto. Le persone si adattano per natura a qualunque tipo di cultura e a qualunque tipo di situazione. Sono come degli scarafaggi e pur di sopravvivere si abituano a tutto. Si abituano perfino a percepire come "normale" ciò che è follia.

Non vedo altro che un mondo dominato da banchieri e politici senza scrupoli pronti a calpestare la dignità umana con qualsiasi mezzo a loro disposizione.


Risultati immagini per Hikikomori
Non gli importa nulla dell'umanità, nè del futuro, nè del progresso o dell'evoluzione. Ciò che li spinge ad agire è solo ed esclusivamente la loro natura AVIDA di potere, sono animali senza un briciolo di coscienza.
(nella foto: gabbie urbane)

Negli ultimi decenni a questi psicopatici si sono aggiunti molti imprenditori e amministratori delegati a capo delle più grosse multinazionali esistenti al mondo. E pur di fare profitto sono arrivati al punto di schiavizzare le persone che lavorano per loro.
E' tutto alla luce del sole, ma le persone non si rendono conto di nulla perchè ormai sono abituate a tutto questo. E' tutto normale, non è follia.

Quando si è abituati a vivere fin dalla nascita in un mondo folle, tutto diventa normale perchè adattarsi è l'unico modo che conoscono per sopravvivere.





Non sanno fare altro che adattarsi questi miserabili animali che si definiscono esseri umani intelligenti.




Si è arrivati ad un punto di non ritorno, ormai neanche più le rivoluzioni che ci sono state nel passato potranno ridare un pò di dignità all'uomo.

E' troppo tardi, nella testa degli uomini ormai troppe cose sono normali e non gli verrà mai in mente di fare sacrifici per cambiarle.

Vorrei urlare AIUTO. 
Risultati immagini per HikikomoriGiuro credetemi, vorrei tanto chiedere disperatamente aiuto a qualcuno. Ma chi potrebbe mai aiutarmi?

Lo psicologo che si prende 40 euro l'ora per supportarmi psicologicamente? 

Il medico che si prende 200 euro a visita per curare le mie malattie fisiologiche?

Il sistema sanitario nazionale che mi fa pagare caro un esame o una visita come se fossero privati e che oltretutto me li fissa a distanza di mesi?

L'imprenditore che mi fa lavorare minimo 8 ore al giorno pretendendo che sia produttivo almeno quanto lo sarebbero 3 persone?

La mia famiglia che non sa sperare altro che trovi un lavoro e che passi il resto della mia esistenza a faticare 8 ore al giorno per una paga da fame?

A CHI CAZZO DEVE CHIEDERE AIUTOOOOOOOOOOOO? A CHIIIIIIIIIII?

Nessuno ha il diritto di giudicarmi se sono un Hikikomori o se molto presto mi suiciderò. Nessuno ha questo diritto.

Prima di potermi giudicare, una persona deve avere l'intelligenza per potersi rendere conto dello schifo di mondo in cui vive.
Poi, dopo aver acquisito pienamente questa consapevolezza, e dopo aver sofferto quanto sto soffrendo io, allora forse potrà giudicarmi.
E se il giudizio sarà negativo la inviterei a porsi una semplice domanda. "Tu perchè ti ostini a vivere?"

E' l'unica domanda che vale la pena porsi nella vita. 
E guarda caso è l'unica domanda che nessuno si pone.

Alcuni se la sono anche sentita rivolgere, ma sono talmente asuefatti al sistema da non comprenderne neanche il significato.
Sono anni che cerco un'alternativa al suicidio. Sono anni che cerco un modo per tenermi fuori da questa folle società.

Sembra veramente che non ci sia via di scampo. 
Sembra veramente che o ci si adatta o si muore.


Risultati immagini per giovani depressi
Questa "selezione naturale" come la chiamano alcuni, è malsana. Non è attraverso questo tipo di selezione che l'umanità si evolverà, o che avrà un futuro migliore. E' sbagliato adattarsi a qualunque condizione, non si può pensare sempre e solo in funzione della sopravvivenza.

Ma il mio è fiato sprecato purtroppo, perchè la stragrande maggioranza delle persone non comprenderà mai a fondo il significato delle mie parole, nonchè la loro importanza.

Molte persone sono condannate a soffrire per alimentare l'ego e l'avidità di altre persone che non conoscono e conosceranno mai la felicità.

Qualche persona è riuscita a trovare una via d'uscita. 
Qualche persona è riuscita a trovare un'alternativa.

Parlo di artisti, di scrittori, di sportivi e di tutte quelle persone che si guadagnano da vivere senza dover danneggiare per forza qualcun altro.

L'unica speranza che ha oggi un essere umano di preservare la sua integrità è vivere delle proprie passioni.

Io ci ho provato, e purtroppo non ci sono riuscito. 
E' molto dura realizzarsi nella vita quando nessuno crede in te e quando non si hanno i mezzi per poter credere in sè stessi.

Io sono ancora vivo perchè riesco ancora ad assaporare il gusto ed il piacere di vivere. Riesco ancora a dedicare parte del mio tempo a ciò che amo di più nella vita. Purtroppo questo mi porta ad essere emarginato sia dalla società che dalla mia stessa famiglia, emarginato e spesso anche attaccato duramente, nel tentativo di tirarmi dentro questo circolo vizioso e folle della sopravvivenza. 

E questo è il motivo principale per il quale vorrei suicidarmi.
Cerco di vivere ed essere felice, ma alle persone non gli sta bene. Cercano in tutti i modi di strapparmi dal mio "mondo immaginario" e di riportarmi alla realtà, costringendomi a lottare per sopravvivere come fanno loro.

Finchè riuscirò a preservare una piccola parte del mio mondo continuerò ad esistere. Nel momento in cui non dovessi più riuscire in alcun modo ad assaporare la gioia di vivere, allora troverò il coraggio di porre fine alla mia esistenza. 

A quel punto la voglia di essere un uomo libero prevarrà sul mio istinto di sopravvivenza. Finchè un essere umano avrà a cuore la propria libertà non ci sarà niente e nessuno al mondo che potrà controllarlo, nemmeno l'istinto primario che ci ha imposto la natura. E' per la libertà che vale la pena lottare e anche morire, non per la sopravvivenza."


Stefy.



Il messaggio è forte e chiaro:

E' la società nel suo insieme che va cambiata, poiché è questo assurdo modo di vivere che sta generando infelicità e pensieri di suicidio nel mondo. E' il progresso che uccide la Natura e isola l'uomo in tante gabbie di cemento in affitto a generare questa terribile solitudine.

E' la condanna a lavori monotoni e insignificanti che deprime i nostri giovani, è la certezza di essere considerati solo numeri o "risorse" a far perdere ai nostri ragazzi la voglia di lavorare.

Nessuno parla più di esseri umani, unici, irripetibili, ma di forza lavoro, di risorse, di dipendenti stipendiati, di ruoli....

E' la politica del capitalismo che sbarra i sogni a questi giovani, è il consumismo sfrenato e l'assenza di spiritualità che marcisce l'anima giorno dopo giorno.

Il nostro non è un problema economico, ma spirituale, è la vita meccanica che conduciamo il problema, perlomeno per quelli che ancora pensano, perché per tutti gli altri adattati e mentalmente disabili, va bene così: alzarsi, correre al lavoro, mangiare di fretta, lavorare di nuovo e pensare a come spendere il prossimo stipendio.


Daniele Reale


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martedì 19 settembre 2017

Mi licenziarono ingiustamente e non c’era rimasto più nessuno a protestare...


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Prima di tutto bloccarono lo stipendio agli statali,
e fui contento perché lavoravano poco.

Poi vennero a liberalizzare il precariato,
e stetti zitto perché tanto loro sono giovani e possono aspettare.

Poi si presero la cassa integrazione,
ed io non mi lamentai perché la mia azienda andava bene.

Poi tolsero l’art.18,
e non dissi niente perché riguardava quei quattro gatti licenziati.

Poi non rinnovarono il contratto agli interinali,
ed io fui sollevato perché tanto loro erano già precari.

Poi alzarono l'età pensionabile a 70 anni riducendo l'assegno e io non mi ribellai, tanto per me non cambiava nulla.

Poi demolirono la scuola con la 107 e io non dissi nulla, perchè tanto a scuola non dovevo piu andarci.

Poi distrussero le province, massacrando il territorio e le strade, oltre che le scuole, e io non mi lamentai, tanto non lavoravo in provincia.

Poi provarono a distruggere la costituzione e io rimasi inerme, tanto la costituzione non si mangia.

Poi vennero a prendersi i diritti sindacali,
non mi importò perché tanto il sindacato era solo una ca...ta.

Un giorno vennero a prendere me,
mi licenziarono ingiustamente
e non c’era rimasto più nessuno a protestare.

Né uno Statuto dei Diritti a cui appellarmi.
Liberamente tratto e ri-attualizzato da Bertolt Brecht



In sintesi questo è il Karma che ti attende e attende tutti quelli che in questi anni si sono rivelati indifferenti ai problemi altrui e a quelli del Paese, a tutti quelli che di fronte alle eterne ingiustizie perpetrate dal potere sono stati zitti, infischiandosene del peggiorare delle cose, ma questo è anche il Karma di chi vedendo la gente protestare nelle piazze per i propri diritti, gioiva delle manganellate che ricevevano.

L'ho sempre detto: in Italia non vice la democrazia ma la MERITOCRAZIA, nel senso che tutto quello che accade è la giusta ricompensa per un popolo che odia se stesso...

martedì 6 giugno 2017

Il Capitale ha bisogno di masse di schiavi ricattabili e senza diritti, ecco a cosa serve l'immigrazione di massa

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di Diego Fusaro:

Lo spettacolo pornografico televisivo, la chiacchiera vacua giornalistica, l’opinare ortodosso con tratti di lirismo servile proprio dei chierici accademici hanno come obiettivo portante la distrazione di massa e la conservazione santificante dell’ordine simbolico che superstrutturalmente legittima l’ordine strutturale dei realissimi rapporti di forza. 

Distrazione di massa, giacché l’attenzione delle masse pauperizzate deve senza posa essere spostata dalla contraddizione economica classista. 

Conservazione dell’ordine simbolico dominante, in quanto le masse asservite devono accettare le categorie e i concetti che prevedono e legittimano il loro stesso asservimento. L’obiettivo è garantire che i servi lottino sempre solo in difesa delle proprie catene e contro ogni eventuale liberatore. 




Perché il Capitale vincente giubila all’arrivo dei migranti?



Perché, pur potendo farlo, non ne regola i flussi? 

Non è difficile capirlo, per chi voglia procedere con la propria testa e senza seguire le correnti del politicamente corretto e del pensiero unico artatamente preordinato. 


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Il Capitale ha bisogno di masse di schiavi ricattabili e senza diritti, disperati e disposti a tutto pur di sopravvivere. Ne ha bisogno per tre ragioni: 


1) perché può sfruttarli senza riserve, nel modo più efficace, come materiale umano disponibile; 


2) perché può usarli, nella lotta di classe, come strumenti per abbassare il costo della forza lavoro, costringendo il lavoratore italiano e francese a lavorare nelle stesse condizioni del migrante (è la marxiana legge dell’esercito industriale di riserva); 


3) perché può far sì che prosperino le lotte tra gli ultimi (autoctoni contro immigrati) e che la lotta resti nel piano orizzontale dei servi in lotta con i servi e mai si verticalizzi nella forma del conflitto tra servo e signore.






Fonte: http://www.forzadelpopolo.org/ecco-perche-il-capitale-vuole-limmigrazione-di-massa/




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lunedì 22 maggio 2017

Welfare Aziendale - ecco come ci fotteranno




Improvvisamente, nel bel mezzo della crisi, Governo, direzioni sindacali e aziende sembrano aver trovato la pentola magica: un modo per dare a tutti senza scontentare nessuno. 

E’ il welfare aziendale. 
Il Governo defiscalizza, il lavoratore incassa, l’azienda concede. 
E’ veramente così? Tutto il contrario. Il welfare aziendale è una tappa ulteriore nello smantellamento dello stato sociale. Non solo, è anche un attacco al tuo salario. Lentamente, ma inesorabilmente, le quote di welfare aziendale saranno considerate sostitutive degli aumenti salariali. Invece di soldi, riceverai fondi in “benefits”. 

Non solo si torna al pagamento in natura degli anni ’50, ma vieni legato a doppio filo all’azienda: se perdi il lavoro, perdi quote di servizi e assistenza.

Il welfare aziendale è un vero e proprio mercato dove operano grandi aziende, assicurazioni, una serie di soggetti che riescono a guadagnare da servizi come sanità, scuola, assistenza agli anziani. Com’è possibile che forme di stato sociale diventino improvvisamente così profittevoli? 

La risposta è semplice. Se c’è qualcuno che riesce a lucrare su queste voci, c’è qualcuno che ci perde. 





Questo qualcuno sei tu.




La legge di stabilità 2016 del Governo Renzi ha dato ulteriore spinta a questo sistema: “la Legge ha potenziato le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi (…); permette l’erogazione di premi di risultato in forma di servizi e welfare (..). Le aziende inoltre hanno compreso che il welfare sussidiario (…) è fonte di numerose opportunità (…) contiene i costi (…) fidelizza i dipendenti” (Il Sole 24 Ore 26 ottobre 2016).


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Poco importa che oggi il welfare venga contrattato con sindacati o Rsu e Rsa. A lungo andare questo sistema mina la sindacalizzazione stessa. 

Il lavoratore può accedere a forme di welfare solo in un rapporto di collaborazione con l’azienda e tale collaborazione presuppone l’abbandono di ogni forma di conflittualità. 

In ultima analisi prevede l’abbandono del sindacato come strumento di organizzazione delle rivendicazioni dei lavoratori a favore di un rapporto corporativo con il proprio datore di lavoro.




1.Cos’è il welfare aziendale? 

Per welfare aziendale si intende tutto quel pacchetto di servizi e agevolazioni che un’azienda offre ai propri dipendenti teoricamente “in aggiunta” o a volte in sostituzione del pagamento monetario di stipendio o premi di produzione. Si tratta di misure come la copertura sanitaria o le spese d’istruzione, che negli ultimi anni hanno vissuto una vera e propria espansione, sia nel settore pubblico ma in special modo in quello privato. Non solo, il welfare aziendale si è già evoluto abbracciando nuovi settori di impiego, come shopping, cultura e benessere, trasformandosi in un vero e proprio investimento delle aziende nella fidelizzazione del dipendente.



2.Come si è evoluto?


Risultati immagini per welfare aziendaleSiamo passati dal buono pasto per la pausa pranzo, al buono spesa per il supermercato, fino ad arrivare al voucher per pagare rette scolastiche, libri di testo o servizi di baby sitting. 

Nelle aziende dove il welfare aziendale è una realtà consolidata, vengono istituiti nidi aziendali, campus estivi per i figli dei dipendenti e figure come il maggiordomo, che svolge commissioni in posta o lavanderia al posto dell’interessato. L’ultima novità del settore è il flexible benefit, un pacchetto retributivo “in natura” nel quale ogni singolo lavoratore può scegliere l’agevolazione che più gli è congeniale fino al raggiungimento del plafond stabilito.




3.Quali sono i settori in cui è più sviluppato?

Nell’ambito sanitario, il welfare aziendale ha addirittura superato se stesso diventando un vero e proprio obbligo: le convenzioni con cliniche e ambulatori privati ad opera della singola impresa sono state scavalcate in favore di una gestione nazionale da parte degli enti bilaterali, composti pariteticamente da associazioni padronali e sindacati confederali. In questo modo il welfare aziendale ha guadagnato un posto fisso nella contrattazione collettiva, come nel caso della copertura sanitaria Fondo Est/Unisalute, pagato dai dipendenti del settore del Commercio direttamente in busta paga. Ad integrazione dei fondi di categoria, poi, esistono anche coperture assicurative che vanno a colmare le prestazioni non rimborsate: un vero e proprio business costruito sulla malattia.




4.Il welfare aziendale è un’opportunità per i lavoratori?


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Ad una prima occhiata sembrerebbe così. 

Le cose stanno diversamente: se analizziamo da dove provengono i fondi che defiscalizzano il welfare aziendale e ne immaginiamo le conseguenze, capiamo che non è tutto oro quel che luccica. 

La scorsa finanziaria del governo Renzi, infatti, ha eliminato tutte le tasse previste sui fondi destinati a questo tipo di benefit, rinunciando ad un notevole introito fiscale. Stiamo parlando di un risparmio che per il dipendente si aggira intorno al 10%, ma per il datore di lavoro oltrepassa il 40%.




5.Quindi ci guadagnano tutti?

E’ vero che il lavoratore risparmia il 10% di trattenute se decide di destinare il proprio premio al welfare aziendale, ma si tratta solo di una partita di giro. Lo Stato, avendo meno entrate fiscali, a sua volta destinerà meno fondi a sanità, istruzione e pensioni pubbliche, perché integrate privatamente dai dipendenti che hanno accesso al welfare aziendale. Nei fatti è un falso regalo: invece di destinare i nostri soldi alla fiscalità generale ci stanno incentivando a indirizzarli verso strutture private per poter smantellare lo stato sociale pubblico. In realtà stiamo pagando due volte per lo stesso servizio. Il welfare aziendale è funzionale al disfacimento dei servizi pubblici fondamentali, un apripista alla loro privatizzazione mascherata da riforma progressista.




6.Chi ci guadagna realmente?

A spartirsi la torta del welfare aziendale sono in tanti. Innanzitutto lo Stato, che rinunciando ad una parte degli introiti fiscali può giustificare la riduzione dello stato sociale. In secondo luogo ci sono le aziende che vendono reti welfare, società in espansione che vivono dei fondi regalati dallo Stato alle imprese. A fianco di queste aziende ci sono anche fondi pensionistici integrativi, casse assicurative, scuole private: tutte realtà che come parassiti si nutrono sulla distruzione dello stato sociale, accaparrandosi parte delle nostre trattenute.




7.In cosa consiste la fidelizzazione?

Studi recenti mostrano come le aziende dove il welfare è più sviluppato presentano tassi inferiori di assenteismo, maggiore produttività e una combattività inferiore. Non è che nelle aziende dove c’è il welfare aziendale non ci si ammala, ma è che si viene portati verso il “presenzialismo”. L’azienda le pensa tutte pur di farti lavorare di più, quindi se tuo figlio sta male ti paga la baby sitter, se devi ritirare una raccomandata manda il maggiordomo, se vuoi lamentarti ci pensi due volte perché il datore di lavoro è lo stesso soggetto che ti consente di avere questi servizi. Il prezzo che paghiamo non sono solo le tasse, ma è il nostro tempo, un pezzo in più della nostra vita che trascorreremo al lavoro.



8.Quali sono i rischi a breve termine?

A breve assisteremo ad una pressione da parte delle aziende per tramutare quote sempre maggiori dello stipendio in fondi destinati al welfare aziendale. Non solo: gli aumenti contrattuali verranno vincolati sempre di più all’accesso al welfare aziendale. Se non accedi ai fondi integrativi, perdi anche gli aumenti contrattuali. Fiat (Fca) sta già spianando la strada. Si tratta di un risparmio notevole per le aziende, perché di fatto abbassano gli stipendi integrandoli con benefit pagati dagli stessi lavoratori con la fiscalità generale. Alla pressione delle imprese si somma anche quella del sindacato, che gestendo quote di welfare attraverso gli enti bilaterali, possiede veri e propri interessi economici nella sua diffusione. Non è un caso che il welfare aziendale sia ormai il protagonista di molti rinnovi contrattuali.




9.Quali sono i rischi nel lungo periodo? 

Con l’espansione del welfare aziendale, il nostro modello sociale somiglierà sempre di più a quello degli Usa. Senza copertura assicurativa non potremo accedere alle cure sanitarie, senza pensione integrativa non avremo redditi durante la vecchiaia. Tutto questo ci sarà consentito solo se avremo un posto di lavoro, quindi faremo di tutto per non essere licenziati: orari e turni massacranti per uno stipendio ridotto, perché l’esclusione dal ciclo produttivo diventerà l’esclusione da ogni tipo di assistenza.Il welfare aziendale può sostituire lo stato sociale? Può sostituire ad esempio la sanità pubblica?

Per quanto si possa estendere il welfare aziendale, questo non riguarderà mai la totalità dei lavoratori in misura eguale.

Le aziende e gli istituti privati che si sostituiscono al welfare non hanno alcuna intenzione di soddisfare “un diritto”, hanno semplicemente intenzione di guadagnarci. Appena una voce risulterà in perdita verrà scansata dal welfare aziendale, facendola ricadere sulla spesa pubblica. Il risultato? Pagherai la sanità integrativa, ma dovrai comunque pagarti le prestazioni sanitarie più onerose, preparando uno scenario da incubo per milioni di persone che scopriranno di non poter accedere alle cure mediche.




 10.Qual è l’effetto sui sindacati?

Il modo migliore per contrastare enti bilaterali e welfare aziendale è lottare per aumenti salariali e per uno stato sociale universale. Questa lotta spetterebbe a un sindacato degno di questo nome, ma come può avvenire se lo stesso sindacato inizia a trarre convenienza dalla bilateralità? Non abbiamo cifre chiare a riguardo, ma quelle poche che ci sono dimostrano come gli enti bilaterali e la cogestione del welfare aziendale costituiscano una fetta importante dei bilanci sindacali.

Nel 2013 è uscito un rapporto su previdenza integrativa e Enti Biliaterali: già allora si contavano 536 fondi previdenziali con un giro di 104 miliardi di Euro (6% del Pil) e 260 fondi di sanità integrativa. Si tratti di fondi “aperti” o di categoria, si parla comunque di enti privati, difficilmente controllabili. Sempre nel 2013, 10mila persone risultavano impiegate da questo settore. Tra questi molti sono sindacalisti o ex sindacalisti. Il sindacato incassa i gettoni di presenza per la partecipazione ai Consigli D’Amministrazione o di Gestione. Grossa parte dei contributi versati dagli stessi lavoratori finisce proprio nelle spese di gestione.

Guardando i dati del 2013, si nota che le spese per l’erogazione dei servizi difficilmente superano il 50% del bilancio di un fondo. Il resto sono costi gestionali. Fonchim (Fondo previdenziale dei Chimici) ha ­destinato nel 2013 588mila Euro annui agli organi statutari e 1,2 milioni di Euro ai costi di gestione. Il Fondo Cometa ha speso per i suoi “organi” 250mila Euro annui più 1,1 milioni per il personale. La defiscalizzazione del welfare aziendale, quindi, contribuisce anche al “mantenimento” dei sindacati e non solo delle aziende.




Che fare quindi?

Se ti stai domandando se destinare il tuo premio di produttività al welfare aziendale o riceverlo in busta paga, ti avvisiamo che in entrambi i casi a pagare sarai sempre tu. Dal nostro punto di vista boicottare il sistema partendo dall’ultimo anello della catena, ovvero la somma percepita dal dipendente, non servirà a far retrocedere il governo sulla privatizzazione dello stato sociale. Gli strumenti che dobbiamo mettere in campo sono ben altri.

Il punto è comprendere che questa impostazione va contestata in tutti i rinnovi contrattuali e fare pressioni sul nostro sindacato perché il welfare aziendale non venga fatto passare come una misura progressista, perché così non è.

Non possiamo accettare la logica del baratto dei nostri aumenti salariali in cambio di fondi da destinare al welfare, così come non vogliamo rinunciare a ore di ROL o Ferie in cambio di servizi che riducano l’assenteismo, soprattutto se questi riguardano il tempo libero che impieghiamo con la nostra famiglia.

Va preteso che le organizzazioni dei lavoratori tornino a lottare per uno stato sociale universale, a cui possano accedere tutti, lavoratori e disoccupati, pensionati e studenti. Uno stato sociale che garantisca a tutti servizi fondamentali di qualità e in larga quantità, a partire dall’offerta sanitaria e da quella scolastica, basato su tasse dirette fortemente progressive dove chi meno ha, meno paga.

CortocircuitO



Fonte:
 https://www.inventati.org/cortocircuito/2017/01/17/welfare-aziendale-la-fine-dello-stato-sociale-a-danno-del-tuo-salario/