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mercoledì 22 marzo 2023

Droghe Produttive - sostanze socialmente accettate per lavorare

 



Innanzitutto, cos'è la droga?

Wikipedia dice: 

Una droga, nell'uso più comune del termine dalla metà del XX secolo[1], 

è una sostanza, naturale o sintetica, che altera la coscienza o la percezione o l'umore, 

il cui consumo può portare a dipendenza fisica o psichica o a danni alla salute.


È quindi una sostanza psicoattiva che, se inalata, iniettata, fumata, ingerita, 

assorbita attraverso la pelle o da diverse mucose, 

provoca un temporaneo cambiamento psichico o fisico 

 nel soggetto che può essere indotto a farne abuso.


Detto questo, quali sostanze, possiamo classificare come "droga"

tra quelle comunemente, legali, concesse, ai lavoratori?


Naturalmente alcool, tabacco e caffè !!!





Guarda caso, queste 3 sostanze, utili alla PRODUTTIVITA' 

non solo ILLEGALI, e sono addirittura socialmente accettate.


Prova togliere il caffè ai lavoratori, e vedrai la produttività CROLLARE..

Molti semplicemente reggono i turni massacranti, le sveglie forzate e contro natura

e gli sforzi fisici e mentali, grazie al Caffè, una sostanza eccitante per il sistema nervoso,

che ti tiene sveglio e che va ad estrarre le tue riserve di energia, dandoti una temporanea

illusione di essere instancabile. 


Troviamo poi nel tabacco, la nicotina, una sostanza che stimola 

alcune parti del cervello atte a produrre sensazioni piacevoli e gratificanti.


Praticamente si fuma, per compensare, illusoriamente, la noia e la monotonia

che il lavoro moderno ci affligge...


Paradossalmente, i giacca e cravatta, puntano il dito contro al Tabacco,

scrivono "questo prodotto ti UCCIDE",

ma si riguardano bene dal Vietarlo, perdendone di fatto il Monopolio della vendita...


Bandire il Tabacco significherebbe smotivare i lavoratori,

che più depressi, diminuirebbero la PRODUZIONE...


Infine, tra le droghe "concesse" alla plebaglia lavoratrice,

troviamo la consolazione del weekend: l'ALCOOL.


L'alcool rappresenta per il popolo, la dolce distrazione

in cui rifugiarsi dopo una lunga, estenuante,

settimana di DOVERI.


Queste tre sostanze, alcool in primis, ironia della sorte,

hanno una lunga lista di effetti collaterali,

di lunga superiori ad altre sostanze illegali..


Questa ipocrisia sociale, travestita da una finta preoccupazione

del popolino sgobbatore, ricorda tanto la storia di Mamma Coca (cocaina)

che, passò dall'essere una millenaria Pianta Sacra, all'essere una pianta

figlia del Demonio, quando i coloni europei, capitanati dalla Chiesa

ed i suoi missionari, bandirono alle popolazioni sudamericane

l'uso di Mamma Coca, punendo gli innocenti consumatori

con il rogo ed altre barbare esecuzioni...


Ma cosa successe allora?

La Chiesa, una volta VIETATA e demonizzata Mamma Coca,

si rese conto che i loro nuovi preziosi SCHIAVI sudamericani,

una volta privati della loro pianta sacra, improvvisamente

diventavano IMPRODUTTIVI e immotivati alla fatica.


La Chiesa allora corse ai ripari, ripristinò la sacralità di Mamma Coca

e permise ai Nativi di continuare a masticarne le foglie durante il lavoro.

La produzione riprese e non se ne parlò più...


Detto questo, non vi sarà difficile capire come e perchè, 

oggi siano permesse solo quelle sostanze utili alla produttività,

al $istema, all'economica, ai padroni.  


domenica 26 dicembre 2021

La nostra pagina facebook, soggetta a gravi restrizioni

 

Con immenso dispiacere, informo i miei lettori che la mia pagina facebook "La schiavitù del Lavoro", dopo diversi anni di successo, è ora soggetto ad abominevole ricatto travestito astutamente da "sicurezza".


Per continuare a scrivere e informarvi, mi vogliono geolocalizzare precisamente, e vogliono una copia del mio passaporto e carta d'identità.


Questo è il vero volto del social network sempre più orwelliano, che ogni giorno censura, blocca, e rende impossibile una libera e alternativa informazione.













Invito chi legge questo messaggio a seguirmi qui:


https://www.facebook.com/Schiavitalia-109479558260136




Gruppo:




mercoledì 7 luglio 2021

"Solo i vaccinati potranno lavorare" la folle discriminazione del virologo Pregliasco

 


Il noto virologo da Tv, Fabrizio Pregliasco, suggerisce che il “green pass” venga utilizzato per “impedire sempre più attività a chi non è vaccinato”. 


“Dall’andare a lavorare, a fare diverse altre cose, insomma – afferma l’infettivologo – bisogna introdurre elementi di difficoltà”.


Che possiamo tradurre e sintetizzare con RICATTO e INTIMIDAZIONE.


Tra le attività limitate, ci sarebbe anche quella di andare a lavorare (come se in sè, fosse un divertimento...) Potremmo suggerire al caro virologo, che i non vaccinati, visto che non possono accedere al parco divertimenti del glorioso mondo del lavoro, se ne stiano a casa, ma PAGATI, per stare a casa, pagati per non far nulla, come fanno i giacca e cravatta da sempre.






Stare a casa è una buona idea caro Pregliasco, in questo modo i non vaccinati eviterebbero di alzarsi presto ogni mattina, di avere problemi di stitichezza a causa dei turni stressanti, di evitare stress e nervosismo causati dal traffico quotidiano, di evitare ansia e depressione causati da lavori monotoni e mentalmente demotivanti, però sia chiaro, i non vaccinati DEVONO essere pagati per starsene a casa, altrimenti il tuo è solo una forma grave di RICATTO fatta ai lavoratori, perché ti ricordiamo, caro virologo che il tanto propagandato Va@@ino, fino al 2023 non è nient'altro che una terapia genetica SPERIMENTALE, di cui i Medici si sono fatti fare una Legge sullo scudo penale, così da lavarsi le mani in caso di rivalse legali causate da probabili effetti collaterali, e di cui, ricordiamo, devi firmare il foglio di CONSENSO INFORMATO, dove tu, paziente, vai ad accettare eventuali effetti avversi, di cui tra l'altro "non si conoscono gli effetti avversi a lungo termine".


Ecco caro Pregliasco, chi non vuole vaccinarsi in breve è perché non vuole fare da cavia...e tu, con le tue minacce pubbliche stai spingendo ed incitando milioni di lavoratori a sottoporsi a terapia genetica sperimentale, questo è gravissimo e genera Karma pesante.




mercoledì 27 maggio 2020

Quello strano e inquietante questionario Covid per i lavoratori

Rapid Transmission: 1984 - George Orwell: Disinformation Campaigns


Alcuni operai mi segnalano l'invito da parte dell'azienda nella quale lavorano ( una grande occhialeria, di cui, per motivi di privacy non posso nominare) a compilare un questionario riguardante la loro vita prima e dopo il Covid-19.

Se a prima vista tale questionario può apparire innocuo e fatto a favore del lavoratore, ben presto, con l'avanzare delle domande, questo si fa sempre più invasivo ed inquietante, trovandoci di fronte a domande come:



- Con quante persone convive attualmente?

- Sono figli, parenti, amici?

- Che età hanno i tuoi figli? 

- Che lavoro fanno i tuoi figli?

- Che scuole hanno frequentato e che titoli di studio hanno ottenuto?



Insomma, se la finalità del questionario è la tutela della salute del proprio personale, cosa te ne frega dell'età dei figli dei tuoi dipendenti? Di quanti anni hanno e di ciò che fanno?!



COVID-19, online un questionario rivolto ai cittadini per stimare ...Il questionario chiedeva inoltre non solo se il lavoratore è disposto a farsi effettuare un tampone, ma se anche i propri figli (non dipendenti dell'azienda) lo sono !


Tale questionario poi passava a chiedere con quante persone i lavoratori entrano in contatto DOPO lavoro, quante persone incontri...




Praticamente vogliono sapere come vive la tua VITA SOCIALE, entrare nelle vostre vite e studiarvi, ma a quale scopo?





Perché cercano di sapere come viviamo e come vivono i nostri figli? Questa non è prevenzione, ma spionaggio travestito da precauzione e nonostante nelle varie domande ci fosse la scelta "preferisco non rispondere", il questionario risulta comunque invasivo ed inquietante, poiché si richiedono ai genitori dati e informazioni PERSONALI dei propri figli che non gli riguardano in quanto estranei all'azienda, e molti genitori cederanno quei dati in buona fede...

lunedì 13 maggio 2019

Veneto: Hacker informatici mettono k.o due fabbriche

Risultati immagini per hacker informatico

In Veneto nel mese di maggio sono ormai già due le fabbriche attaccata a distanza di pochi giorni da ignoti hacker informatici.

La prima ad essere finita nel mirino è stata la Costan di Limana, nota fabbrica di articoli refrigeranti industriali.

Il virus informatico è riuscito a mettere letteralmente k.o l'azienda per più di due giorni, costringendo la direzione a chiudere la fabbrica lasciando a casa i suoi operai.

A distanza di pochi giorni, un secondo attacco informatico è toccato alla vicina Hydro spa di Feltre, anche in questo caso la produzione è stata temporaneamente sospesa.

martedì 30 gennaio 2018

5.000 EURO di multa ad un ragazzino "colpevole" di vendere prezzemolo...

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Buongiorno dal Paese più corrotto del mondo!

Oggi iniziamo la giornata con la triste storia del ragazzino che vendeva prezzemolo, multato dai vigili urbani di ben 5.000 EURO !

Questa è l'Italia dell'anno 2018, vittima di banchieri che creano crisi e causano perdita dei posti dei lavoro ai POVERI, e chi tenta di sopravvivere INVENTANDOSI UN LAVORO viene trattato in questo modo, viene punita dallo stesso Sistema che vuole ridurlo alla fame.

E' un Sistema fondato sull'ingiustizia e sulla disuguaglianza sociale.

E' successo a Cagliari, dove un ragazzino del posto tentava di guadagnare qualche euro vendendo prezzemolo senza licenza al mercato ortofrutticolo di via Quirra.

Un'anziano indignato, Marco Trogu, 77enne pensionato che vive a qualche centinaio di metri dalla struttura racconta la vergonosa vicenda alla stampa locale: 



“C’era un ragazzino che vendeva prezzemolo. 
Gli agenti l’hanno visto e gli hanno fatto una multa da cinquemila euro, solo perché stava cercando di guadagnarsi, in qualche modo, un pezzo di pane”



Ora facciamo due conti, ok penseranno i perbenisti, quel ragazzo non aveva la licenza, dunque non versava tasse allo Stato, ma qui non stiamo parlando di grossi affari, di bilici di verdura venduta, stiamo parlando di semplice prezzemolo, quanto volete che valga il prezzemolo?! Supponiamo che ne avesse un chilo, quanto guadagnava a venderlo tutto? 4-5 euro?

Democrazia, giustizia, buon senso, dove sei?






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giovedì 13 aprile 2017

Operaio cade a terra e sviene, il padrone ordina ai lavoratori di continuare a produrre


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Alla Sevel di Atessa è accaduto un fatto grave, anzi gravissimo, un episodio dei quali abbiamo assistito solo nei film.

Nella fabbrica un lavoratore si infortuna e cadendo rovinosamente a terra sviene, a questo punto interviene il responsabile che senza tanta compassione ordina agli altri lavoratori di continuare la loro produzione senza far caso al loro compagno accasciato a terra privo di sensi...



La Fiom Cgil ha indetto un immediato sciopero per manifestare pubblicamente tutta la vergogna dell'accaduto.



Far proseguire la produzione come se nulla fosse successo è un episodio disumano, inacettabile, che evidenzia ancora una volta la ricattevole e schiavista posizione dei lavoratori italiani, che con l'avvento della crisi economica sono passati all'essere considerati poco più che carne da macello, bestie dedite solo alla produzione e al profitto aziendale.

Forse i giacca e cravatta non ci pensano che dietro le loro tute sporche da lavoro, ci sono uomini, esseri umani, padri di famiglia, che vanno trattati come tali e non come mere macchine produttive!

Questa mancanza di sensibilità e di amore per il prossimo è uno dei tanti frutti velenosi del Capitalismo, che dopo aver illuso il mondo occidentale travestito da Paese dei Balocchi, finalmente si sta mostrando per quel che è, un colossale mostro mangia uomini.



Ciliegina sulla torta:


Lo stabilimento di Atessa dove è avvenuto l'episodio in questione è lo stesso che si era reso noto al mondo solo pochi mesi fa con il grave e vergognoso episodio dell'operaio costretto a pisciarsi addosso perché gli vietarono di recarsi in bagno... link



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venerdì 10 marzo 2017

VIETATO AMMALARSI IN ITALIA: operaio licenziato dopo il trapianto di fegato


Immagine correlata

Antonio Forchione, operaio nella fabbrica di Rivoli di una multinazionale svizzera, era stato licenziato al suo rientro dopo lunga assenza (8 mesi), causa trapianto di fegato.

Il trapianto di fegato però è un assenza più che giustificata e per l'operaio si trattava di vita o di morte in questo caso.

Il licenziamento dell'uomo di 55 anni, ormai un pò troppo avanti con gli anni per trovarsi un nuovo lavoro, è finito su tutte le pagine dei giornali, scatenando la furia dei lavoratori italiani e non solo.
L'indignazione nel suo caso è servita a far tornare sui propri passi l'azienda, che per non "perdere la faccia", ha rivisto la sua decisione ed ha annullato il licenziamento dell'uomo.

Ma davvero bisogna arrivare ogni santa volta alla stampa nazionale o in tv per vincere una ingiustizia? E se la storia di quell'uomo fosse passata in sordina? 




Sarebbe morto prima di stenti che di malattia!



All'operaio erano stati dati ancora 6 mesi di vita dai medici che lo avevano visitato, il trapianto di fegato era supernecessario, allora perché questa insensibilità generale da parte delle aziende?

Donne in gravidanza licenziate, uomini malati licenziati.

Il lavoro non era dignità? No, è sempre stato schiavitù e gli uomini agli ordini di altri uomini non sono considerati uomini, ma merci da rottamare quando non c'è più bisogno di loro.

Il lavoro nel 2017 in Italia è ancora molto lontano dall'essere un rapporto umano di cooperazione tra individui, al contrario è soggetto al disgustoso motivo di ricatto del "Se non lavori non mangi".

sabato 11 febbraio 2017

ITALIA: Si è arrivati a pisciarsi addosso per paura di perdere il lavoro

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FEBBRAIO 2017: Credevo di averle sentite tutte ormai, tra donne incinta licenziate, commesse costrette a lavorare 6 giorni su 7, chi si suicida a causa del troppo lavoro, chi perché non lo trova, e poi i braccianti che raccolgono pomodori a 2 euro l'ora, i vergognosi slogan schiavisti di pochi giorni a Brescia, ma poi ho letto la notizia dell'anno:




"Costretto a urinarsi addosso"



Succede alla Sevel, stabilimento del gruppo FCA, ex Fiat di Atessa, dove un operaio dopo ripetute richieste di urgenza per recarsi in bagno, gli è stata negata la richiesta, e alla fine se l'è fatta addosso...

A questo siamo arrivati in Italia, urinarsi addosso per paura di venire rimproverati o peggio licenziati.

Ok la colpa è delle regole disumane dell'azienda, ma la colpa è anche dello stesso operaio poiché questo intimidito dall'autorità aziendale ha preferito ledere la propria dignità piuttosto che ribellarsi all'assurdo divieto.



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Fare pipì è un bisogno primario, e viene prima dello stipendio. per chi non lo sapesse, trattenere per troppo tempo l'urina nella vescica porta all'allargarsi della stessa con gravi conseguenze per la salute.

Attraverso l’urina vengono eliminate sostanze acide e ammoniaca; se queste vengono trattenute, poco a poco possono causare danni alle pareti del tratto urinario e della vescica.



Questo indebolimento fa aumentare il rischio di soffrire di diversi tipi di infezioni a causa della facilità che hanno i microorganismi di entrare e proliferare nel sistema.

Trattenendo il liquido per molto tempo, i reni cominciano a formare piccole pietre con il calcio, il fosfato, l’ammonio e il magnesio, che si accumulano fino a formare i famosi calcoli renali.


Questa volta dunque non mi schiero in difesa dell'operaio, in quanto essendo padrone del suo corpo ha il dovere di prendersi cura di esso, e ad ordini pignoli e disumani doveva rispondere con la disobbedienza, recandosi in bagno ugualmente.

Questo episodio mette in evidenza ancora una volta l'era oscura nella quale stiamo affogando, dove il lavoro, in una Repubblica fondata sul lavoro, dimostra ancora una volta dall'essere lontano dal somigliare a qualcosa di dignitoso, ed anzi, al contrario degli schiavi dell'antichità che avevano coscienza delle proprie catene ed il cui scopo era liberarsene, oggi ci troviamo invece di fronte alla situazione opposta, schiavi che non sanno di esser schiavi, uomini senza spirito di ribellione, pronti a tutto pur di non perdere le proprie catene.


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venerdì 10 febbraio 2017

BELGIO: 8 schiavi modello si fanno impiantare il microchip in sostituzione del Budge


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Un nuovo inquietante passo verso la Dittatura Mondiale è stato compiuto, questa volta in Belgio, dove otto schiavi modello si sono offerti volontari per farsi impiantare un microchip sottopelle in sostituzione permanente del badge.

Il direttore dell'azienda VRT ha detto:



"La tecnologia rende più facile la nostra vita quotidiana. 
Non bisogna provarne paura, è sufficiente sperimentarla"


Certo, contando che i lavoratori da sempre vengono considerati dai loro padroni non come "esseri umani" ma come macchine produttive salariate, l'idea di impiantare loro un microchip risulta più che normale, tanto quanto a noi lo è microchippare il nostro cane al guinzaglio...


Alexis Deswaef, presidente della Lega dei diritti dell'uomo in Belgio, è preoccupato. "Si tratta di un pericolo reale. Si tratta di uno strumento di controllo totale. Siamo in grado di sapere a che ora il dipendente ha iniziato a lavorare e quando ha fatto la sua pausa sigaretta. Analizzeremo poi se è stato abbastanza produttivo? Cosa faremo con i dati raccolti? In futuro venderemo un po' del diritto alla privacy per una maggiore sicurezza o comodità?".





Apocalisse 13:16-18


"Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome."






Tuttavia, la cosa più preoccupante non sono certo le aziende che vogliono la perfezione del servilismo sociale ai loro piedi, ma gli allocchi idioti che accettano di farselo impiantare.

 Si calcola che nel mondo ci siano già 50/60mila lavoratori “chippati” sottopelle...

In Italia arriverà presto e gli allocchi si presume saranno davvero tanti...


Del resto cosa aspettarsi da un Paese 
che non sa nemmeno più immaginarsi la Libertà?



Proporre loro il microchip sottopelle sarà facile, basterà raccontar loro qualche nuova favoletta e gli schiavi si offriranno volontari per diventare ancora più schiavi:






martedì 7 febbraio 2017

BRESCIA: L'assurda propaganda schiavista tra i muri della città



BRESCIA ANNO 2017: In Italia non si smette mai di toccare il fondo, e quello che che accaduto a Brescia in questi giorni è degno solo dell'inquietante romanzo "1984" di George Orwell.



Oggi come ieri, sono state riproposte le "TABELLE EDUCATIVE" ovvero quei messaggi (dittatoriali) che un tempo avevano il compito di incitare lo schiavo/operaio alla produzione anche in assenza del suo padrone.

A Lumenazze, la famosa città-officina, dove le case si mischiano alle fabbriche, è stato invitato l'artista Fabrizio Bellomo per realizzare un progetto d'arte pubblica per il paese.

Si spera tanto che quest'opera più inquietante che artistica, abbia uno scopo ironico, perché se così non fosse ci ritroveremmo lanciati a molti passi indietro nella storia, dove davvero gli schiavi-produttori consideravano "dignitoso" sgobbare come muli dall'alzar del sole al calar del sole, solo per guadagnarsi il pane alla fine della giornata.



Le artistiche scritte realizzate dall'artista, ricordano molto gli slogan del Grande Fratello orwelliano, dove la Neolingua aveva capovolto i termini:



Risultati immagini per la guerra è pace





Le scritte provocatorie dell'artista risuonano tali e quali:








Chi spreca la risorsa del padrone?!

Ma lo sanno lor signori che senza le braccia produttive dell'operaio, dalle loro oscure fabbriche non uscirebbe neppure la polvere?




L'immagine può contenere: cielo, casa e spazio all'aperto

L'immagine può contenere: spazio all'aperto


"Lavoro e onesta formano la dignità dell'uomo"


...Tant'è vero che a lavorare ed essere onesti tocca sempre ai fessi alla base della piramide sociale, i cosiddetti "sacrificabili", più in alto si va, meno si lavora e più c'è se la spassa...

Ma si sa, ieri come oggi, servono messaggi "educativi" per tramutare la merda in oro agli occhi degli ingenui.







"Lavorate sempre come se il principale vi fosse vicino"


Anche qui altro bello slogan schiavista, che inietta psicologicamente la paura del padrone, tanta da temerne pure l'ombra in sua assenza.

Ci sarebbe da ridere se oggi la situazione lavorativa in Italia non fosse tanto critica...



L'immagine può contenere: auto e spazio all'aperto





Qui invece abbiamo la ciliegina sulla torta, non solo si chiede l buon schiavo di lavorare sodo e con passione per arricchire il proprio padrone, ma anche di lavorare sulla "bella presenza".


La gente guarda sorpresa quelle scritte, ma non troppo.




Qui invece la scritta "Abbiate iniziativa, perfezionate il vostro lavoro e migliorerete la vostra posizione" incita gli schiavi a far gara l'un contro l'altro per chi si aggiudica il gradino un po più alto del pollaio. Dal pollaio certo non si esce, ma stare una stecca sopra gli altri significa potergli cagare in testa, poiché va ricordato sempre che lo schiavo non sogna la libertà, ma sogna di essere simile al suo padrone, e quindi esercitare anch'egli un pò di autorità e comando sui suoi simili.


I messaggi autoritari sparsi per la città come agli inizi del 900 sono li per indirizzare la mente costantemente e al momento produttivo.

Arte o scherzo di cattivo gusto? Noi ci auguriamo sia più uno scherzo di cattivo gusto.

Daniele Reale





venerdì 3 febbraio 2017

Giappone: Sempre più suicidi a causa del troppo lavoro

Risultati immagini per suicidio lavoro


I frutti marci e perversi del progresso moderno sono serviti a tavola: gli uomini disperati dalla tortura umiliante del lavoro coatto, preferiscono ora la morte ad una vita indignitosa segnata solo dal dovere.


In Giappone praticamente non esiste disoccupazione, e questo significa che tutti hanno un lavoro, le aziende, sfruttatrici e pretenziose, fanno sgobbare così tanto i propri dipendenti, da farli letteralmente morire di lavoro.


L'assurda richiesta di ore straordinarie passate al lavoro, ha portato e continua a portare i dipendenti salariati alla morte per sfinimento fisico, per stress e infine per suicidio.

Si stima che in media uno schiavo del lavoro giapponese, inizi il proprio calvario alle ore 8 del mattino, per finirlo (si fa per dire) alle 11 di sera! Se togliamo anche un'ora per andare/tornare dal luogo di lavoro, possiamo concludere che un lavoratore giapponese moderno ha a disposizione 8 ore al giorno su 24 per se stesso, di cui ne toglieremo ancora una per lavarsi/vestirsi/prepararsi, e le altre 7 per dormire.

Totale: 0 ore al giorno.


GAME OVER




L'era schiavista moderna non concede tregua, ed il Giappone oggi è la ciliegina sulla torta dello sfruttamento mondiale. Senza tanti complimenti possiamo affermare che se la passavano meglio nell'era dei Samurai, dove almeno morivano da uomini liberi, secondo i propri ideali, ma oggi?

Suicidarsi per troppo lavoro, significa morire perché non si è riusciti a vivere neppure prima.

Il governo ora cerca di correre ai ripari, e sapete come?

Fissando un limite massimo di 100 ore di straordinari al mese!
Assurdo! Questo significa che quella povera gente continuerà a sgobbare circa 12 ore al giorno per soddisfare i capricci del mercato capitalista. La questione degli "straordinari" negli ultimi anni sta diventando un vero e proprio cancro sociale e non solo in Giappone, ma anche qui in Italia.


Risultati immagini per suicidio lavoro
Gli straordinari ormai sono la regola del giorno, e chi si rifiuta di farli viene senza tanti complimenti allontanato...

Gli straordinari sono ore in più rubate alla vita, camuffate come "lavoro eccezionale", ma che oramai è diventato prassi quotidiana aggiunta alle "normali" otto ore al giorno, non stupitevi dunque se tra 3-5 anni gli straordinari diventeranno gli ordinari...

E le otto ore al giorno passeranno a 10-12...proprio come i nostri bisnonni nelle miniere di carbone.


Daniele Reale

sabato 7 gennaio 2017

L'OLOCAUSTO INVISIBILE: Angelo, senzatetto di 44 anni non è morto di freddo, è stato ucciso dall'indifferenza di una società criminale









RICORDATE SCHIAVI:


Quando non hai un lavoro, quando non hai una casa, quando non paghi le tasse e non chini la testa al sistema dominante, diventi automaticamente un RIFIUTO per la società stessa che si regge sullo sporco denaro.


Abbiamo costruito un mondo senza cuore, arido, malato e crudele.


Risultati immagini per panchine anti barbone
Quello dei barboni o senzatetto, è sempre stato un olocausto invisibile, o meglio dire SOCIALMENTE ACCETTATO, perché ad uccidere non sono le pallottole dei fucili, ma l'indifferenza della gente, istituzioni in primis, che non solo ignorano la grave situazione di queste persone, ma contribuiscono anche al loro isolamento, è il caso di chi mette i divieti di dormire sotto i portici delle città, di chi fa costruire panchine "blindate" affinché questi ESSERI UMANI non possano dormire su di esse e tante altre azioni ignobili e crudeli.

L'anno 2017 in Italia è iniziato così, con la morte di un giovane senzatetto di 44 anni nella notte dell'Epifania. Angelo è morto di freddo nell'ex struttura commerciale abbandonata da decenni nel centro urbano di Avellino e diventata da tempo rifugio dei clochard.
Lui che era anche padre di tre figli.


Risultati immagini per panchine anti barboneSergio, l'amico di "sventure" racconta la sua morte, diceva che nei giorni precedenti Angelo soffriva parecchio, mangiava poco...

Racconta anche che avevano fatto più volte richiesta al Comune, chiedendo un rifugio temporaneo, un lavoro. Tutti nel paese sapevano in che condizioni vivevano, nessuno ha mai fatto niente per aiutarli. Ogni richiesta di aiuto è caduta nel vuoto.

Ripeto: Angelo non è morto di freddo, è stato ucciso dall'indifferenza della società, che preferisce nascondere chi a perso tutto, invece di aiutare...perché come qualcuno aveva suggerito "rovinano il decoro delle città".

Si rischia di vedere il sistema nella quale viviamo per quel che è e non per quello che ci raccontano in Tv, si rischia di capire che quando perdi il lavoro, ti staccano la corrente e l'acqua calda, in seguito ti sfrattano dalla tua casa e tu sei costretto a vivere in un mondo sordo ai tuoi problemi.

Prima eri un produttore/consumatore, ora sei solo un peso, perché non produci più, non lavori più, di conseguenza non paghi più le tasse e quando non paghi le tasse sei considerato solo un parassita, un disagiato da isolare fino a quando la morte viene a prenderti.

Insomma, un omicidio sociale travestito da morte naturale, per freddo se vogliamo...io preferisco chiamarlo Olocausto invisibile.


Daniele Reale





Angelo in un video di dicembre, tramite l’emittente irpina Tele Nostra, aveva chiesto aiuto al Sindaco per la sua situazione.
Un appello che però è rimasto inascoltato. In tanti ora chiedono le dimissioni del sindaco Foti e della sua giunta: “un obbligo per chi ha coscienza e dignità”.

Avanti il prossimo:




lunedì 12 settembre 2016

Ignorato dallo Stato: a 65 anni costretto a vivere per strada come un cane

Risultati immagini per Adriano Gambini


“Lo Stato mi ignora”
a 65 anni vive su una panchina con una pensione di 140 euro. Eccola l’Italia in ripresa:

Adriano ha problemi di cuore ed è costretto a prendere 8 farmaci al giorno. Il grido d’aiuto: “La gente mi guarda con disprezzo e le istituzioni mi ignorano”.

Adriano Gambini, 65 anni, nato a Reggio Emilia, dal 2007 “sopravvive” ad Empoli come senzatetto. «Sono arrivato qui per amore, perché circa 8 anni fa avevo conosciuto una donna di Spicchio ed eravamo innamorati – racconta Adriano – come lei mi aveva chiesto, lasciai Reggio e il mio lavoro come trasportatore di sedie a rotelle e arrivai in Toscana per vivere con lei. Poi le cose andarono in altro modo e mi ritrovai senza un lavoro e costretto a vivere per strada».


Risultati immagini per Adriano Gambini
Da qui inizia il calvario di un uomo che non si è trovato più niente tra le Mani e che ha dovuto vivere un anno in stazione ad Empoli, poi 3 anni in canonica a Lamporecchio e poi di nuovo in un’altra canonica: adesso, però, è da due anni che non ha un tetto sopra la testa.

«Ora sono tre mesi che vivo su di una panchina in Piazza Ristori e sono davvero amareggiato dal comportamento delle istituzioni che non hanno voglia di aiutare un cittadino italiano con residenza ad Empoli che ha bisogno». Adriano infatti ha la residenza presso una casa comunale di accoglienza e grazie a questa ha potuto due anni fa, fare richiesta per una casa popolare senza mai ottenere risposte, costringendolo così a dover dormire per strada o in alloggi di fortuna per poche notti. 

Come se non bastasse Gambini è un soggetto cardiopatico con all’attivo 2 bypass cardiaci ed è stato sottoposto varie volte a interventi di angioplastica. Adriano deve dunque prendere otto pasticche al giorno per le sue patologie cardiache e da un po’ di tempo a questa parte «quando vado in farmacia a comprare i farmaci mi fanno pagare un ticket di 4 euro a medicinale, quando prima erano gratuiti. E, come se non bastasse, quando sono andato al pronto soccorso per fare un’ecografia a causa di calcoli renali, mi hanno fatto pagare dieci euro».


Risultati immagini per Adriano GambiniNelle parole del senzatetto ci sono frustrazione e l’amarezza nei confronti della società: con una pensione di invalidità che porta a quest’uomo come unico introito 140 euro mensili, non è possibile mangiare e comprare i medicinali ogni mese, figuriamoci pagare l’affitto di una casa. 

Per questo Adriano si trova tutt’ora sulla panchina di piazza Ristori aiutato da qualche commerciante della zona e da pochi altri e avvolto da sguardi «pieni di disprezzo» di persone che non lo conoscono. «Durante la giornata mi organizzo come posso, spesso mi capita di non mangiare, ma cerco sempre di arrangiarmi. 

Quello che seriamente vorrei è un minimo di interessamento da parte delle istituzioni perché costringono un cittadino a vivere per la strada senza dargli una mano. 

Vorrei solamente un tetto sopra la testa 
per essere felice e non sentirmi rigettato 
dalla società. 


Un aiuto, dunque, basterebbe a quest’uomo affinché possa condurre una vita libera e d autonoma: un bagno, una cucina ed un letto per avere quella serenità e tranquillità che fino ad oggi gli è stata negata. «Povero sì, ma con dignità» sottolinea Adriano rivolgendosi a una società che di umanità e cuore forse ne hanno sempre meno.

Fonte: http://www.italianosveglia.com/a_65_anni_vive_su_una_panchina_con_una_pensione_di_140_euro_lo_stato_mi_ignora-b-93554.html




lunedì 15 agosto 2016

Grazie futuri mamma e papà, le vostre vacanze stanno distruggendo il pianeta


Tempo di vacanze 

o di autodistruzione di massa?


Tempo di vacanze. Mentre le campagne ingialliscono e i fiumi si asciugano per il calore di un luglio da riscaldamento globale, gli aerei si incrociano sopra le nostre teste, tre vengono e quattro vanno; le coste si affollano, le strade si intasano, le montagne si popolano come formicai.

di Sonia Savioli

Le città non si svuotano più, ci sarebbero comunque i turisti stranieri a rimpiazzare gli indigeni. Perché, è ormai evidente, solo gli sfigati fanno le vacanze nella propria nazione

Gli australiani vengono in Toscana, i toscani vanno in Australia. O in Giappone per una vacanza radioattiva, o negli USA o in Africa o in Brasile con una capatina magari in Argentina. Più vai lontano da casa tua e più ti senti “arrivato”. Dove? Tra i fortunati che “possono”. Tra quelli che non racconteranno, perché nella maggior parte dei casi non avranno visto né capito  nulla del paese dove sono andati e, se racconteranno, diranno stupidaggini presuntuose, supponendo di aver capito tutto in quindici giorni o anche solo una settimana da turisti, tra paccottiglia e foto col cellulare. Ma comunque potranno dire di essere stati “laggiù”.



Laggiù, dove gli altri non vanno ma cercheranno di andare l’anno prossimo.


Intanto le multinazionali mondiali, rimpinguate anche dai soldi dei tanti “turisti”, perforano i mari e frantumano le rocce alla ricerca del petrolio che farà viaggiare aerei e navi da crociera, produrrà cellulari e paccottiglia per turisti.


Per inciso: turista deriva da “tour”, la parola francese che vuol dire “giro”. Quindi, e mi sembra appropriato, “turista” è colui che gira. Magari su sé stesso, come i poveri topolini in gabbia corrono su quelle ruote che dovrebbero servire a farli sentire meno in gabbia.


Il pianeta è ormai diventato una gabbia, anche per colpa dei folli “giratori” che trasformano le vacanze in un’occasione di consumo sfrenato e competizione, contribuendo a trasformare mezzo mondo in un villaggio turistico.

Le vacanze del conumismo-competizione, che ci vengono reclamizzate ogni giorno come appetibili e di massa, ma che riguardano solo la parte ricca del pianeta, sono ormai dei “mezzi di distruzione di massa”, che allegramente contribuiscono alla devastazione planetaria e all’impoverimento e degrado delle popolazioni di contadini, pastori, piccoli pescatori del terzo mondo.

Per irrigare i prati smeraldini dei campi da golf si esauriscono le falde di paesi aridi, dove l’acqua viene centellinata dalla popolazione come risorsa scarsa e tanto più preziosa.

A Goa, in India, l’acqua usata e sprecata negli hotel sta mancando per gli abitanti, che certamente non la sprecavano.

Nella riserva Shaba del Kenia l’acqua di una sorgente, che abbeverava le greggi dei pastori Samburu, che di quelle greggi vivevano dalla notte dei tempi, è stata deviata per riempire la piscina dell’hotel Sarova Shaba.

Perché noi occidentali amiamo andare in Africa, dove non piove per intere stagioni, ma non amiamo rinunciare alla doccia più che quotidiana e nemmeno alla piscina.

In Nepal il disboscamento procede a sempre più lunghe falcate da quando i turisti occidentali hanno deciso che anche le “aride pietraie” ad altezze vertiginose vanno “conquistate”. Si disbosca per fornire di energia elettrica gli alberghi e per costruire alloggi per i turisti.

In Indonesia, in Thailandia, nei Caraibi, nel Mar Rosso alberghi e villaggi turistici buttano in mare le loro fogne distruggendo intere specie acquatiche e barriere coralline.

Poi ci sono le crociere. Già l’esistenza delle navi da crociera, con quello che la loro costruzione e la loro navigazione comporta di energia sprecata e mastodontico inquinamento di ogni tipo è un insulto alla vita e alla terra, sarebbe criminale se la legge fosse anche giustizia.


Ma non lo è. Nelle isole caraibiche, per esempio, alle navi da crociera è permesso buttare tutti i loro rifiuti in mare non appena sono a soli cinque chilometri dalle coste.


Ma, per amor di verità, bisogna dire che ovunque negli oceani le suddette navi, a dodici chilometri dalla costa buttano tutto in acqua. Tranne qualcosa che tengono da parte per quando arrivano in porto, dove devono pagare un tanto a peso per scaricare i rifiuti ma gli tocca farlo: così tutti salvano la faccia, compagnie navali e autorità.


Quello che non si salva è l’oceano, fonte di tutta la vita su questo scarcassato pianeta.


E bisogna sapere che una nave da crociera con tremila passeggeri scarica in acqua mediamente 6000 litri (seimila litri) di liquami (acque luride) al giorno, e circa 30.000 litri al giorno di acque inquinate da detersivi e detergenti.



Davvero una bella vacanza!


Uno di quei grandi aerei di linea che trasportano tre, quattrocento passeggeri, ma solo quando sono belli pieni, consuma da 7.500 a 15.500 litri di carburante all’ora. Questo secondo le compagnie aeree e non so se dobbiamo fidarci di quello che dicono.


Sta di fatto che, anche stando a quello che dicono, l’aereo è il mezzo di trasporto più follemente costoso che esista.


Non ci costa i soldi del biglietto, perché quelli non li paga il passeggero ma lo Stato: le compagnie aeree sono sovvenzionate in molti modi, perché così facendo si sovvenzionano molte altre “compagnie”, in primis quelle petrolifere.


In sintesi: i soldi del biglietto li paghiamo tutti, anche quelli che l’aereo non lo prendono. Li paghiamo con meno pulmini scolastici, meno insegnanti di sostegno, meno presidi sanitari sul territorio, meno spazzini, meno case popolari e più IVA.



Ma non paghiamo solo coi soldi, 
purtroppo, paghiamo con quel che ci resta 
da vivere come pianeta.


La vacanza, per essere vacanza, dovrebbe essere una vita diversa. Non “lontana”, non necessariamente costosa. Non consumismo e competizione. Una vita diversa, in un diverso ambiente, con abitudini diverse, un ritmo pacifico, senza doveri o impegni imposti.

Le vacanze industrial-consumistiche hanno distrutto migliaia di luoghi in Italia e nel mondo, luoghi dove andavamo da bambini e dove abbiamo passato le vacanze più belle della nostra vita, luoghi dove altri vivevano immersi nella bellezza. Quei luoghi non ci sono più. Dove le scogliere sorgevano da un mare limpido, i prati di montagna e le foreste si stendevano a perdita d’occhio oggi ci sono case alberghi autostrade porti turistici aereoporti immondizia. Abbiamo portato lo stesso sfacelo qua e là per il mondo, inseguendo la moda, la pubblicità, la voglia di non essere da meno.



I nostri figli e i nostri nipoti quei luoghi 
li hanno persi per sempre


Ma ci sono ancora migliaia di luoghi, persino nella povera Italia, dove potrebbero ancora fare le vacanze più belle della loro vita. Dipende anche dalle nostre scelte “vacanziere” che quei luoghi si conservino.


Il viaggio e la vacanza sono cose semplici, in cui ognuno deve trovare la propria misura. Ma la misura ci deve essere e va evitato tutto ciò che è smisurato. Tutto ciò che “consuma” e distrugge i luoghi, l’ambiente, le terre e le acque.


Si può viaggiare solo cambiando i propri orizzonti ma per cambiare i propri orizzonti può bastare la campagna per un cittadino; può bastare il paesino dove abita vostra zia o quello che vedete sempre da treno pendolare e che vi affascina ma non vi ci siete mai fermati. Può bastare decidere di non accendere la televisione per una settimana e giocare invece la sera a scopone scientifico o a battaglia navale. O a moscacieca nei giardini del condominio.

Quel che è sicuro è che non c’è vacanza in un consumo imposto dalla pubblicità. Quel che è sicuro è che l’eccesso, la fretta, la competizione stanno alla vacanza come l’avarizia sta alla sobrietà. E, come l’avarizia, ci lasceranno sempre insoddisfatti.


Fontehttp://www.ilcambiamento.it/clima/vacanze_autodistruzione_di_massa.html