“Mi sono licenziato e ora faccio consegne in bici. Così ho riscoperto il valore del mio tempo”
"La mia vita privata è migliorata.
Guadagno di meno, ma ho capito che cosa
ha veramente importanza"
di Silvia Bia | 12 febbraio 2016
Una nuova professione che ha costruito con fatica e sacrificio dopo più di vent’anni passati dietro a una scrivania.
“Guadagno meno di prima – racconta –
ma vivo meglio e ho riscoperto il vero
valore del tempo e delle cose”.
La decisione di cambiare è arrivata nel 2013 a causa della crisi, quando l’azienda per cui Saccon lavorava, una multinazionale in cui si occupava di controllo di gestione, è entrata in cassa integrazione e ha cominciato a tagliare personale.
“Il mio posto non era a rischio,
ma la situazione non era buona,
io non mi sentivo più di continuare –
spiega – Così mi sono licenziato”.
L’idea della bicicletta non è stata immediata, ma è passata attraverso l’iter di ricerca di un nuovo lavoro tra curriculum e selezioni del personale. “Continuavo a mandare curriculum, facevo colloqui, ma tutte le volte pensavo che il lavoro che mi stavano proponendo non mi interessava davvero – continua -. Così a un certo punto ho deciso di provare a fare quello che volevo”.
“Ho deciso di mettere al centro di tutto
la bicicletta e ho scelto quel nome in dialetto perché volevo qualcosa che indicasse rapidità
e velocità”.
E sui tempi, dati alla mano, La Sajetta batte i mezzi a motore, perché “stando entro un raggio di 5 chilometri di distanza, la bici è più rapida di un furgoncino”.
Mediamente una consegna costa 4,50 euro, ma i preventivi sono diversi a seconda delle richieste e spesso anche aziende che utilizzano i mezzi a motore, decidono di passare alla due ruote de La Sajetta per distinguersi in tema di rispetto ambientale.
“Da quando faccio questo lavoro
mi sento molto meglio come persona."
"Non uso benzina, non ho costi fissi, l’unico costo sono la fatica e il mio tempo. Chi ha un negozio – aggiunge – a volte si lascia le consegne per la sera, dopo la chiusura, ma quello è tempo tolto alla vita privata. Io invece ho capito quanto valore ha il tempo per me, per la mia famiglia e i miei figli, e cerco sempre di ritagliarmi i miei spazi”.
I guadagni non sono più quelli di un lavoro in una multinazionale, ma Saccon si dice molto più soddisfatto di prima. “Quando hai uno stipendio fisso che arriva tutti i mesi, sei abituato a circondarti di cose perlopiù inutili. Quando invece fatichi, capisci cosa ha davvero importanza e quello di cui hai bisogno veramente – conclude – Io ho perso la superficialità di prima, compro quello che mi serve, ma ho imparato a dare il giusto valore alle cose e anche al mio tempo”.
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