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martedì 2 giugno 2015

Nel Medioevo si lavorava molto meno di oggi !

La storia è una menzogna 

Non è vero che nel Medioevo si lavorava più di adesso, anzi, si lavorava molto di meno e c'erano un sacco di festività da rispettare.




La vita per il contadino medievale non era certo una scampagnata. La sua vita era segnata dalla paura della carestia, della malattia e dai venti di guerra. La sua dieta e l’igiene personale lasciavano molto a desiderare. Ma nonostante la sua reputazione di miserabile, lo si potrebbe invidiare per una cosa: le sue vacanze. L’aratura e la raccolta erano faticosi compiti, ma il contadino poteva godere ovunque da otto settimane a sei mesi all’anno di riposo. 

La Chiesa, consapevole di come mantenere una popolazione lontano dalla ribellione, ordinava frequenti feste obbligatorie. Matrimoni, veglie e nascite significavano una settimana di riposo a tracannare birra per festeggiare, e quando i vagabondi giocolieri o gli eventi sportivi arrivavano in città, per il contadino era previsto del tempo libero per l’intrattenimento.



C’erano domeniche libere dal lavoro, e quando le stagioni di aratura e raccolta erano finite, il contadino aveva anche tempo di riposare. In effetti, l’economista Juliet Shor ha scoperto che durante i periodi di salari particolarmente alti, come l’Inghilterra del 14° secolo , i contadini potevano lavorare non più di 150 giorni l’anno.

I servi, nel Medioevo, lavoravano al massimo nove ore. 
E facevano delle pause, che persino secondo i loro padroni, erano dovute. I nostri antenati possono, in realtà, non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero. E grazie al capitalismo siamo molto più schiavi di loro, da ‘The Overworked American: The Unexpected Decline of Leisure’ (Lo statunitense oberato di lavoro: l’inatteso declino del tempo libero) 

Uno dei miti più duraturi del capitalismo è che avrebbe ridotto la fatica umana. Questo mito è solitamente difeso paragonando la moderna settimana lavorativa di quaranta ore con la sua omologa di settanta o ottanta ore nel diciannovesimo secolo. Il presupposto implicito – ma raramente espresso chiaramente – è che per secolo era prevalso lo standard di ottanta ore. Il paragone evoca la triste vita del contadino medievale, all’opera dall’alba al tramonto. 



Ci viene chiesto di immaginare l’artigiano specializzato in una soffitta fredda e umida che si alza prima del levar del sole e lavora alla luce di candela fino a tardi la notte. Queste immagini sono proiezioni nel passato di modelli di lavoro moderni. E sono false. Prima del capitalismo la maggior parte delle persone non lavorava per nulla molto a lungo. Il ritmo della vita era lento, persino tranquillo; il ritmo del lavoro rilassato. I nostri antenati possono non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero

Quando il capitalismo ha aumentato i loro redditi, si è anche preso il loro tempo. In realtà ci sono buoni motivi per ritenere che le ore lavorative a metà del diciannovesimo secolo costituiscano lo sforzo lavorativo più prodigioso dell’intera storia del genere umano. Si consideri l’ordinaria giornata di lavoro nel periodo medievale. 



Andava dall’alba al tramonto (sedici ore in estate e otto in inverno), ma, come ha osservato il vescovo Pilkington, il lavoro era intermittente; prevedeva una sosta per colazione, per pranzo e per il consueto sonnellino pomeridiano, e per cena. Un elemento importante di prova a proposito della giornata lavorativa è che era molto insolito che ai lavoratori servili fosse chiesto di lavorare una giornata intera per un signore. Una giornata di lavoro era considerata metà di un giorno e se un servo lavorava un giorno intero ciò era conteggiato come “due giorni di lavoro



Il calendario medievale era pieno di festività. 


Le feste ufficiali – cioè religiose – includevano non soltanto lunghe “vacanze” a Natale, Pasqua e a mezza estate, ma anche numerosi giorni dei santi e di riposo. Erano trascorsi sia in sobrie frequentazioni della chiesa sia in festeggiamenti, bevute e divertimenti. In aggiunta alle celebrazioni ufficiali , c’erano spesso settimane di astensione dal lavoro, per segnare eventi importanti della vita (nozze e funerali) così come eventi di minore importanza (inaugurazione di taverne, feste di Pentecoste, feste della birra [l’autrice utilizza qui termini, probabilmente medievali, di cui non ho potuto rintracciare il significato; la traduzione è largamente intuitiva – n.d.t.). 


Tutto considerato, il tempo libero per le feste nell’Inghilterra medievale occupava probabilmente un terzo dell’anno.  Dell’ancien régime francese è riferito che garantiva cinquantadue domeniche, novanta giorni di riposo e trentotto festività. In Spagna viaggiatori segnalarono che le feste coprivano in totale cinque mesi ogni anno!



Il tempo libero del contadino si estendeva oltre le feste sanzionate ufficialmente. Esistono prove considerevoli di quella che gli economisti la curva retrograda della domanda di lavoro, l’idea che quando i salari aumentano i lavoratori offrono meno lavoro. Durante un periodo di salari insolitamente alti (la fine del quattordicesimo secolo) molti lavoratori si rifiutarono di lavorare “per un anno, un semestre o per qualsiasi altro periodo consueto, ma solo a giornata”.  E lavoravano soltanto per i giorni necessari a guadagnare il loro reddito abituale, che in questo caso corrispondeva a circa 120 giorni di lavoro l’anno

Una stima del tredicesimo secolo rileva che intere famiglie contadine non dedicavano alla loro terra più di 150 giorni l’anno. Dati feudali dell’Inghilterra del quattordicesimo secolo indicano un anno lavorativo estremamente breve – 175 giorni – per i lavoratori servili. Evidenze successive relative a coltivatori-minatori, un gruppo che aveva il controllo del proprio orario lavorativo, indicano che lavoravano solo 180 giorni l’anno.

In conclusione, quando "festeggi" la conquista delle otto ore lavorative giornaliere, ricorda che sei stato ingannato alla grande, perché solo nell'era industriale si arrivò a lavorare dodici ore al giorno, ma prima di allora, era tutta un'altra vita! 
Povera si, ma di certo più libera di adesso...

FONTI

[1] James E. Thorold Rogers, Six Centuries of Work and Wages (London: Allen and Unwin, 1949), 542-43.

[2] H.S. Bennett, Life on the English Manor (Cambridge: Cambridge University Press, 1960), 104-6.

[3] Douglas Knoop and G.P. Jones, The Medieval Mason (New York: Barnes and Noble, 1967), 105.

[4] R. Allen Brown, H.M. Colvin, and A.J. Taylor, The History of the King’s Works, vol. I, the Middle Ages (London: Her Majesty’s Stationary Office, 1963).


[5] Edith Rodgers, Discussion of Holidays in the Later Middle Ages (New York: Columbia University Press, 1940), 10-11. Vedasi anche C.R. Cheney, “Rules for the observance of feast-days in medieval England”, Bulletin of the Institute of Historical Research 34, 90, 117-29 (1961).

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