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domenica 1 maggio 2016

1° Maggio - LA FESTA DEGLI SFRUTTATI




Il Primo Maggio non è una Festa.

Di Luca Pastura

Non potrà essere una festa quella che retoricamente sarà celebrata domani in qualche frammento televisivo, sottratto all'ultima avventura notturna della velina di grido e la partita di calcio.

Non è una festa per chi il lavoro non lo ha, e che magari non lo sta più cercando, per quelli che lo hanno perso per le svariate concomitanze che alla fine si riducono nelle solite leggi di mercato, per quelli che alla fine si sono suicidati, nel silenzio dell'informazione ufficiale, e che tecnicamente non potranno partecipare alle manifestazioni, essendo morti.


Non è una festa per gli studenti di vario grado, illusi da vari percorsi accademici, con variopinti effetti speciali, che mirano esclusivamente a garantire i baroni e le loro cattedre, scolpite nel marmo delle raccomandazioni e delle conventicole del nostro sistema clientelare, aspiranti lavoratori in attesa della futura Genna, costituita da stage non retribuiti, lontananza dagli affetti familiari, condivisioni di sottoscala a prezzi inaccessibili, e ovviamente in nero, fonte di licenze rendite per certi speculatori, pronti alla confessione e conseguente perdono domenicale.

Ma, pensate un po', non è nemmeno la festa di chi il lavoro ce l'ha e, sembra essere un privilegiato, uno che non si deve assolutamente lamentare, perché in grado di sostenersi e, soprattutto, comprare le sporcizie che il mercato mette a disposizione.






Ma quale prezzo? Il prezzo di vivere con le briciole che i padroni lasciano cadere dal tavolo della festa. Certo l'alcol, le partite di calcio, le vacanze di Ferragosto, la macchina nuova, comprata a rate e utilizzata per andare al lavoro, potranno sembrare argomenti validi per continuare a strisciare lungo i marciapiedi delle ore infinite rubate alla vita per produrre oggetti inutili che lo stesso mercato renderà poi appetibili.


Il primo maggio in sintesi non è proprio una festa per questa moltitudine di schiavi moderni che il sistema definisce lavoratori.


Gli unici che possono gioire sono, come al solito i padroni, i parassiti della società, coloro che, espropriando la vita al prossimo, possono godere appieno la propria. 


Luca Pastura

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