Google+ Followers

martedì 13 ottobre 2015

Se fai un lavoro che non ti piace ti ammalerai


Era una settimana che non stavo in piedi, respiravo a fatica e mi girava la testa. “Strano”, ho detto alla dottoressa, “ero in formissima, e poi di colpo è cominciata una tachicardia che non mi fa dormire. E ho anche un dolore al petto: non è che mi viene un infarto?”. La dottoressa mi ha prescritto subito un elettrocardiogramma. Risultato? Il battito è regolare, tutto nella norma. Allora ho fatto un esame del sangue, non sia mai che la tachicardia sia dovuta alla tiroide. Risultato? Sono sana come un pesce.


Mentre stavo uscendo dal suo studio, la dottoressa mi ha chiamata:


“Signorina?”. “Si?”. “Le passerà tutto quando smetterà di fare un lavoro che non le piace”.

Com’è che quando sono in giro per il mondo non mi ammalo mai, e quando sono in Italia ne ho sempre una? Come dice mio padre, “Mangi da noi e ti viene la gastrite, mangi mais e fagioli in Kenya dal piatto dei bambini, e non ti prendi niente”.

Benvenuta nel mondo delle malattie psicosomatiche.

Come se non le conoscessi già! L’ho capito da tempo: il mio inconscio comunica con me in questo modo. Anche (e soprattutto) quando non lo voglio ascoltare. Perché io per non ascoltarlo faccio di tutto: mi inganno da sola che vada tutto bene, che sì sono felice come una Pasqua, no non c’è nessun problema, in amore va tutto alla grande, il lavoro, poi, è proprio quello che volevo! Ah che meraviglia la mia vita! 


E proprio quando si tenta 
di ingannare se stessi, arriva lei: 
la malattia psicosomatica, 
a farci capire che ci stiamo prendendo in giro.

Il nostro corpo non mente: ci dice la verità su ciò che proviamo davvero.

Anni fa, mentre mi trovavo in Cambogia a fare volontariato, e ancora non avevo risolto un certo senso di soffocamento, trovai un interessante documento sulle malattie psicosomatiche, redatto dallo psicoterapeuta Claudio Bonipozzi. Egli afferma che “quando l’ansia e lo stress prendono il sopravvento, il lavoro perde la sua positività e si trasforma in un peso che opprime anziché arricchire”. Se vi siete già sentiti così, sapete di cosa parla.






Bonipozzi ha elencato il linguaggio simbolico 
di alcuni organi: ogni sintomo, un messaggio.

Ve ne riporto alcuni:

Articolazioni

Le persone che soffrono di dolori articolari sono quasi sempre molto esigenti nei confronti di se stessi o della propria cerchia. A volte appaiono agli altri come molto flessibili, ma la loro docilità è dettata dalla paura e da una sensazione di impotenza di fronte a figure autoritarie. Sono presenti in queste persone sentimenti di collera e da un senso di rivolta, tenuti entrambi sotto silenzio, ma inevitabilmente espressi dal corpo per mezzo di questo particolare disagio.

Mal di schiena

Il nostro corpo, sotto l’effetto di una umiliazione, tende a “piegarsi” o meglio a “ripiegarsi” su noi stessi. La schiena ricurvata segue frequentemente profondi disagi affettivi: la sofferenza ci “piega” (fardelli troppo pesanti da portare).

Il ginocchio (condizione di inferiorità)

Il dolore può esprimere il grande disagio a vivere delle situazioni “umilianti”: rifiuto di sottomettersi.

Apparato respiratorio

Le vie respiratorie sono le vie di comunicazione (scambio tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno), dove entra la vita, che verrà poi distribuita dal sangue in tutto l’organismo. Le malattie degli organi della respirazione traducono gli scambi con l’ambiente circostante per quel che riguarda il nostro bisogno di “aria”, spazio e autonomia. Ci possono segnalare un’assenza di gusto per la vita, la perdita di desiderio di continuare a vivere, o anche un senso di colpa devastante.

Laringite (infiammazione del canale respiratorio)

E’ un modo di soffocare la comunicazione quando dobbiamo parlare con qualcuno che è vissuto come l’autorità.

Gastrite (infiammazione della mucosa dello stomaco)

Collegata alla collera perché non ci sentiamo rispettati o apprezzati per quanto valiamo. Il nervosismo e i disagi emotivi sono spesso responsabili. Il famoso “bruciore allo stomaco” parla della presenza di un fuoco che brucia all’interno, ma che non si esprime mai sotto forma di rabbia e ribellione (rabbia inespressa).

Insonnia

Solitamente è un soggetto sempre in movimento durante il giorno, sempre impegnato, con notevoli difficoltà a delegare e a staccarsi da pensieri che circolano continuamente nella sua testa. L’insonne non riesce assolutamente a lasciarsi andare neppure di notte e tenta di portare con sé nel mondo del sonno, tutto quello che appartiene alla sua esistenza diurna. Ha comunque molti volti, ma esistono elementi comuni: insoddisfazione ed attese. L’insoddisfazione riguarda i problemi quotidiani, angoscia di non essere all’altezza, affetti che non “guardiamo”. C’è sempre un timore a lasciarsi andare; indica debolezza e vulnerabilità (uomo); diventa sinonimo di sudditanza e prevaricazioni (donna). Nelle ore diurne sempre c’è movimento, non riesce a staccarsi dalle cose anche se sono deteriorate (rapporti sentimentali, amicizie, ecc.) non perde mai il controllo (aggressività e sentimenti), rimane continuamente legato al passato. Nella difficoltà a prendere sonno una “parte di noi” (l’Io) non vuole perdere il controllo perché teme di incontrare le emozioni profonde (che durante il giorno riesce a tenere sotto controllo). Il risveglio notturno, invece, indica semplicemente che si sta realizzando quello che non si è riuscito a fare durante il giorno; rimuginare su ciò che è accaduto durante il giorno o invaso dalla tristezza, dalla rabbia e dalla paura.

Psoriasi (una spessa corazza per isolarsi dal mondo)

Vengono colpite, in genere, persone ipersensibili che hanno un gran bisogno dell’amore degli altri.


Candida e Herpes vaginale

Il bruciore dell’herpes richiama, a livello simbolico, il “fuoco” e al bisogno costante di purificazione. Per certi versi questa sintomatologia consente al soggetto di espiare certe esperienze peccaminose. Se invece l’herpes si associa anche alla Candida, il dualismo regola-trasgressione, santità-peccato viene rafforzato da un “imbianchimento” (fungo): manifestando tutto il suo “candore” come se si volesse mostrare la sua pulizia morale, a dispetto del comportamento particolarmente trasgressivo.

Tachicardia

E’ un’improvvisa accelerazione del ritmo cardiaco: emozioni che in qualche modo cercano di emergere, di esprimersi, in pratica risalire a galla.


 Interessante, vero?

Chissà se vi siete rivisti in certi comportamenti da lui elencati?

Di gastrite ho sofferto per anni; di laringite ogni tanto; di tachicardia ne ho sofferto qualche giorno fa. Che cosa sta cercando di dirmi? Una cosa che so benissimo, ma non voglio ammettere a me stessa.

Quando mi passerà? Quando affronterò il problema, e lo risolverò. Eliminando la causa che sta alla base della malattia psicosomatica di solito si guarisce. Come scrive lo psichiatra Fausto Manara:

Bisogna trasformare i malesseri psicologici in alleati.

Vi riporto un suo passo illuminante:

“Quando si rimane sordi alla sua voce, l’esperienza non insegna nulla. E’ anche per questo che ci impegniamo più volte in progetti del tutto estranei ai nostri desideri, magari per compiacere coloro da cui vorremmo amore, sapendo in anticipo che, anche se li realizzeremo, non ci porteranno vera gioia. E’ ancora per questo che ci neghiamo la libertà in nome del quieto vivere, quando ben sappiamo che non è così facendo che il vivere sarà mai davvero quieto”.

Quante volte siete diventati schiavi del quieto vivere? Io lo stavo diventando, e poi ho deciso di uscirne. Come? Decidendo di ascoltare una malattia psicosomatica (il senso di soffocamento e l’attacco di panico) come fosse un angelo custode. Tre mesi dopo il mio arrivo in Cambogia, il senso di soffocamento sparì come per incanto. Ma non fu un incanto: scelsi solo di lasciare per un anno il lavoro di insegnante (che mi soffocava) per inseguire un sogno (darmi gratuitamente agli altri, anche se avevo mio padre contro – e non solo lui).

Raffaele Morelli lo dice chiaro:


La rinuncia a essere se stessi 
prima o poi si trasforma in disagio, in malattia.

Non sopporto più il fidanzato, che non mi lascia essere me? 
Ecco che mi viene la colite! Un’amica insegnante aveva avuto un alunno a scuola che non voleva continuare gli studi scientifici dopo la scuola superiore: lui voleva suonare il sassofono, era un artista, ma non riusciva a dirlo a suo padre. Il risultato? Spesso arrivava a scuola senza voce.

Lo psichiatra e creatore della bioenergetica Alexander Lowen parlava di una sua paziente che aveva sempre una sensazione di soffocamento. Come mai? Perché stava soffocando la sua protesta: quando era giovane, non era stata capace di protestare contro l’atteggamento dei suoi genitori, nè aveva osato gridare contro di loro: lei soffocò il grido, e le si era chiusa la gola.

Si può vivere così, con una sensazione costante di insoddisfazione, che ti corrode la vita? No, non si può. Che vita sarebbe?

Stanca di stare male, avevo speso l’anno prima della grande decisione leggendo libri psicologici e motivazionali per comprendere cosa stesse cercando di dirmi il mio inconscio; siccome non lo ascoltavo, aveva cominciato a urlare – ne avevo parlato anche qui: Non sentirti turbato se la mente pensa (e il corpo risponde).

Alla fine avevo deciso di accogliere la malattia psicosomatica e di ascoltarla: stavo male perché non solo ero invischiata in una relazione d’amore che non faceva per me, ma anche perché non stavo mettendo a frutto i miei talenti, ciò che io ero veramente. Mi stavo soffocando, e di conseguenza non respiravo più.

Ho imparato che si può sempre scegliere: di continuare a fare finta di niente (e stare sempre peggio), o di ascoltare i sintomi della malattia psicosomatica, e diventare ciò che siamo. Purché, come afferma Manara, “si abbia il coraggio di uscire dal territorio cupo dell’ormai per entrare in quello luminoso del perché no?“.


 E tu, hai mai sofferto 
di malattie psicosomatiche? 
Le hai ascoltate? 
Come bisogna reagire 
quando il nostro corpo ci parla, secondo te?

1 commento:

  1. Todos meus ossos doem,mas meus exames não me permitem acreditar que seja psicológico, com o tempo a dor vira companheira,na verdade só é um pouco difícil quando é uma crise,ou ganho um pouco de peso.foi bom ler oque.se você tinha a dizer Daniele,senti falta disso.

    RispondiElimina