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martedì 30 maggio 2017

Abbiamo un lavoro, ma non abbiamo più una vita



La parola "estate" a 15 anni significava vacanze, mare, andare a dormire tardi la sera, le chiacchierate con gli amici, seni scoperti, pranzi leggeri, angurie, meloni e docce rinfrescanti.

L'estate a 15 anni significava anche nuovi amici, nuovi amori, storie di un mesetto e via, ma estate allora significava soprattutto "libertà", e quei 3 mesi di caldo estivo, di bagni e di abbronzature erano una vera e propria manna dal cielo dopo 9 lunghi mesi di scuola.


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A settembre già ci si lamentava quando riiniziava la routine di sveglie al mattino presto, di compiti, libri e doveri, e certo a quell'età di certo non si pensava che quelle estati spensierate sarebbero state destinate presto a finire quando il cosiddetto "mondo del lavoro" ci avrebbe accolto, pronto a trasformarci da adolescenti felici ad adulti stressati e annoiati.



E' vero, dopo un pò ci si abitua, come ci siamo abituati negli anni alle strade sempre più trafficate, all'aria inquinata, al cibo industriale, al cancro causato da uno stile di vita folle che sta divorando la nostra società giorno per giorno.




Immagine correlataCi si abitua a tutto e forse è questo il nostro imperdonabile errore, perché non si dovrebbe mai abituarsi alle cose brutte, rendendoci addirittura complici, l'attuale situazione delle nostre condizioni lavorative ne è l'esempio lampante.

Ieri sognavamo le vacanze estive, oggi sogniamo il posto fisso, i cartellini da timbrare, le facce stufe e depresse dei nostri colleghi al lunedì mattina, oggi sogniamo di abituarci, di accontentarci, mentre fino a ieri sognavamo di raggiungere le Stelle, i pianeti lontani.


Oggi non abbiamo più orizzonti davanti a noi, solo linee rette che danno l'illusione di arrivare chissà dove e invece stanno sempre ferme li, come le nostre vite, splendide e traboccanti di sogni e desideri da giovani, piatte e opache dai 20 anni in su, mentre cerchiamo di dimostrare al mondo il contrario pubblicando le nostre foto felici e sorridenti mentre sorseggiate un costoso cocktail da 10 euro in una spiaggia turistica sovraffolata, dove abbiamo precedentemente pagato 7-.8 euro di parcheggio e ci siete sentiti in dovere di acquistare un vestito nuovo prima di arrivare in spiaggia.





No non mi fregate, io li conosco quei finti sorrisi, quei selfie scattati in quello sputo di libertà che voi chiamate "vacanza".




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Ma quale vacanza? Se solo aveste speso un solo anno della vostra vita a sforzarvi di migliorare il mondo, a far valere le vostre idee (se ne avete...) a difendere Madre Terra, la sua acqua, le sue terre, voi stessi e i vostri simili, e per simili non intendo solo quelli con il colore uguale della vostra pelle, oggi la vostra vita sarebbe al 70% vacanza, con più piaceri che doveri, con poche ore di lavoro, quelle che realmente servono per provvedere a voi stessi e alla società se ancora ne esiste una in questo mondo di uomini feroci dagli obiettivi egoistici e folli, ma voi avete preferito accontentarvi, corrotti da una tv al plasma in salotto e da qualche capriccio concessovi a rate.

Eccoci dunque arrivati all'estate degli schiavi, che pagano le tasse per pagare poi ugualmente i pedaggi autostradali, cui una settimana di "vacanze" le costerà il prezzo di due mesi di duro lavoro, ma già, tanto questa estate si guadagna di più, perché ci hanno chiesto di fare gli straordinari, da 8 a 10-12 ore al giorni, come gli sgobboni da miniera agli inizi del 1900.





Siamo tornati indietro di più di 100 anni? Magari...




Qui siamo nuovamente al Medioevo, ma che dico, alla schiavitù egizia, perché oggi ci chiamano al sabato mattina ancora a lavorare dopo la lunga settimana iniziata lunedì mattina, ma di che ci lamentiamo? 


Immagine correlataAlmeno abbiamo un lavoro...è si schiavi, avete ragione, abbiamo un lavoro, ma non abbiamo più una vita, e sembra non accorgersene nessuno, come non ci si vuole accorgere che fare andare la gente a lavorare al sabato, aggiungendo le ore di straordinario e quelle di flessibilità nel bel mezzo di un'estate di Sole, non è strategia produttiva, ma un modo per non farvi vivere, ma tanto chi se ne accorge? 


Tranne i barboni e i bambini, a me sembrano già tutti morti.


Daniele Reale

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