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mercoledì 28 ottobre 2015

L'alimentazione dello schiavo moderno



“Quel che è un nutrimento per uno è un veleno per l’altro”.
Paracelso

Ma è proprio quando si alimenta che lo schiavo moderno illustra al meglio lo stato di decadenza nel quale si trova. 
Avendo a disposizione un tempo sempre più limitato per preparare il cibo che ingurgita, è ridotto a consumare alla svelta quello che produce l’industria agro-chimica.

Vaga nei supermercati alla ricerca dei surrogati che la società della falsa abbondanza gli concede. Anche in questo caso, ha solo l’illusione della scelta. L’abbondanza dei prodotti alimentari nasconde in realtà il loro degrado e falsificazione. Si tratta notoriamente di organismi geneticamente modificati, di un miscuglio di coloranti e conservanti, di pesticidi, di ormoni e altre invenzioni della modernità.



Il piacere immediato è la regola del modo di alimentazione dominante, così com’è la regola di tutte le forme di consumo. 
E le conseguenze si vedono e illustrano questo modo di
alimentarsi. Ma è di fronte all’indigenza dei più che l’uomo occidentale si rallegra della sua posizione e del suo consumo frenetico. Eppure, la miseria è ovunque laddove regna la società totalitaria mercantile.

La scarsità è il rovescio della medaglia della falsa abbondanza
E in un sistema che erige la disuguaglianza a criterio di progresso, anche se la produzione agro-chimica è sufficiente per nutrire la totalità della popolazione mondiale, la fame non dovrà mai
scomparire.


“Si sono convinti che l’uomo, specie peccatrice per eccellenza, domini la creazione. 
Tutte le altre creature non sarebbero 
state create che per procurargli del cibo, delle pellicce, 
peressere martoriate, sterminate”.

Isaac Bashevis Singer



L’altra conseguenza della falsa abbondanza alimentare è la generalizzazione delle fabbriche concentrazionarie e lo sterminio massiccio e barbaro delle specie che servono a nutrire gli schiavi. Qui sta l’essenza stessa del modo di produzione dominante


La vita e l’umanità non resistono di fronte alla sete di profitto di pochi.

Fonte: Documentario "Sulla servitù moderna"

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