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lunedì 13 luglio 2015

La protesta di Daniela che si ribella all'INPS



Daniela,lavoratrice autonoma freelance ha deciso di non versare più contributi all’INPS. 
Motivo? Si è ammalata di tumore al seno e invece di essere tutelata…

Daniela Fregrosi ,con­su­lente e for­ma­trice toscana di 46 anni, ha ini­ziato una pro­te­sta a nome delle lavo­ra­trici e dei lavo­ra­tori auto­nomi col­piti da una grave malat­tia. Un tumore al seno, ad esem­pio, quello che l’ha col­pita l’anno scorso facendo esplo­dere la vita insieme al suo lavoro. Dopo una lunga ricerca, rac­con­tata sul blog Afro­dite K (tumo​re​seno​.blog​spot​.it), Daniela ha sco­perto di avere diritto ad un’indennità di malat­tia pari a 13 euro netti al giorno, per 61 giorni, 794,46 euro in totale. Poi più nulla, per­chè per lo stato non può durare più di 61 giorni.Infatti per legge l’indennità può essere erogata per soli 61 giorni….Questa è l’Italia

In virtù di ciò si evince che un lavo­ra­tore dipen­dente man­tiene il suo sti­pen­dio e le spese della sua malat­tia ven­gono coperte dallo stato. Per un auto­nomo, invece, il risar­ci­mento è irri­so­rio, non è pre­vi­sta alcuna coper­tura pen­sio­ni­stica. In più dovrebbe ver­sare l’anticipo sui con­tri­buti Inps, quelli pre­vi­sti dalla gestione sepa­rata alla quale sono iscritti i freelance.

Le partite iva non hanno il diritto di ammalarsi…

Daniela ha deciso di fare disob­be­dienza fiscale lanciando inoltre una petizione online che vanta già di quasi 100.000 iscritti.

Chi può firmare?

Tutti, ma davvero tutti: lavoratori autonomi, di tutte le tipologie; malati ma anche  sani (magari preoccupati per il loro futuro: “e se succede a me, che faccio?!”); uomini e donne; mogli, mariti, genitori, fratelli e sorelle, amici, colleghi e clienti dei lavoratori autonomi ammalati o preoccupati per i loro diritti in caso di malattia. E più in generale tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani.




Ecco nello specifico la storia e la protesta di Daniela raccontata in una lettera diretta al Presidente del consiglio e al Ministro del lavoro:

“Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,

Mi chiamo Daniela Fregosi, ho 47 anni, sono una maremmana doc e mi occupo dal ’92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno (a luglio 2013), intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto).

Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. E’ iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare su internet.

Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%,i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro).

Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B.

Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzionesono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non ho adeguate tutele ho scelto di dedicare tutte le mie risorse a curarmi ed ho iniziato uno sciopero contributivo sospendendo i pagamenti INPS a partire da dicembre 2013. Questa è la mia storia e la mia Campagna : http://tumoreseno.blogspot.it/p/la-mia-storia.html

CHIEDO a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTAl’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana (e la recente risoluzione del Parlamento Europeo) e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa:

Indennità di malattia che copra l’intero periodo di inattività
Indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa (e non solo nell’ultimo periodo)

ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia

Indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc)

Riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia

Possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (e senza l’applicazione di more perchè non si può tassare una malattia). Nel mio caso, per esempio, quello che non fa lo Stato lo sta facendo Acta con una raccolta fondi che andrà a coprire le spese legali e le more che mi arriveranno per il mancato pagamento dei contributi Inps.

Esclusione dagli studi di settore.”


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